Domenica 19 Novembre 2017
   
Text Size

Unioni Civili: Family Day vs Svegliati Italia

Nicola Antonicelli


Parla il rutiglianese Nicola Antonicelli: L’amore al di là di qualsiasi variante fisica

Unioni Civili: argomento al centro del dibattito nazionale, ancora nel vivo della discussione e che divide la popolazione in favorevoli o contrari. In questi giorni potremmo essere testimoni di un radicale cambiamento della storia italiana: verranno costituzionalmente riconosciute le unioni tra individui dello stesso sesso?

remettiamo che per "unioni civili" si intendono quelle forme di convivenza, riconosciute dall’ordinamento giuridico, di due individui al di fuori del vincolo matrimoniale. In Italia non esiste una normativa che possa regolamentare questo tipo di unione, si essa tra omosessuali o eterosessuali.

Per ovviare a questa mancanza, la senatrice Monica Cirinnà (PD) lotta dal 2013 per una presa di posizione del potere decisionale italiano in favore delle Unioni Civili. A questo proposito è tutt’ora in iter d’approvazione un Disegno di Legge a lei intitolato: il ddl Crinnà. Lo scorso 2 febbraio il ddl è stato discusso in Senato e considerato costituzionale dai rappresentanti di Palazzo Madama.

Le contrastanti opinioni riguardo questo delicato argomento sono sfociate in due distinte manifestazioni: “Family Day” del 30 gennaio e “Svegliati Italia” del 23 gennaio. Contrariamente a quanto si possa o voglia pensare, il tema “Unioni Civili” riguarda l’intera nazione, anche un piccolo paese di periferia come Rutigliano. Per l’occasione abbiamo intervistato il giovane rutiglianese Nicola Antonicelli il quale ha preso parte a “Svegliati Italia” di Bari, raccontando al pubblico di Piazza del Ferrarese la verità su una realtà che viene spesso nascosta o interpolata.

Cosa è successo a Bari lo scorso 23 gennaio in occasione di “Svegliati Italia”?
“Svegliati Italia è stato un evento di ampiezza nazionale, svolto in più città italiane contemporaneamente. Durante questo evento sono state raccontate esperienze dirette ed indirette di vari adulti e ragazzi, omosessuali e non, per spiegare la normalità di una realtà che purtroppo non è accettata. In piazza del Ferrarese hanno manifestato diverse associazioni tra le quali Agedo Puglia (Associazione Genitori e Diritti degli Omosessuali), l’Arcigay, Arcilesbica, Amnesty International, CheBari (associazione di tutela diritti LGBT) e Link Bari”.

Secondo le stime si contano circa 500 partecipanti. Le sembra un numero attendibile?
“Sicuramente erano presenti molte più persone. Sono state contate le persone in un determinato orario ma in tutta la manifestazione io ne conterei almeno il doppio, perché molta gente non si è fermata a manifestare ma ha ascoltato con attenzione ciò che veniva detto. È stato un risultato davvero inatteso. Ci si aspettava molta meno gente ma, naturalmente, dopo il Gay Pride a Bari nel 2013, la situazione si è evoluta tantissimo. La gente non ha più paura di parlare di omosessualità”.

Quali attività sono state svolte durante “Svegliati Italia”?
“Ci sono stati psicologi che hanno raccontato favole per bambini, le famose “Favole del gender”; poi c’è stata un’area in cui Amnesty International chiedeva una firma pro Unioni Civili ed infine i vari discorsi tenuti dalle associazioni partecipanti (Link, Arcigay, Agedo)”.

Sappiamo che Lei è intervenuto al microfono durante la manifestazione del 23 gennaio. Su cosa si è concentrato il Suo discorso?
“Lucia Laterza, presidentessa dell’Agedo Puglia, mi ha chiesto di intervenire, come in realtà mi è stato chiesto da altre associazioni. Ho praticamente raccontato la realtà, la mia realtà di ragazzo di paese”.

Le andrebbe di raccontarci questa realtà?
“Mi sono trovato a 'subire' un rapporto non voluto da una determinata persona, avevo 11 anni ed i miei genitori non hanno voluto credermi. Questo mi ha portato inevitabilmente a chiudermi sempre più in me stesso fino a quando ho trovato la forza per far uscire la persona che io sono senza alcuna paura. Con il passare del tempo questo coraggio mi ha portato a capire, scoprire ed accettare la mia omosessualità. Questo è stato un problema perché, sia in paese che a scuola o in altri abiti che ho frequentato, i ragazzi non sono educati a queste realtà 'diverse' dalle proprie”.

Lei si è trovato a dover affrontare la propria natura con se stesso e con i propri genitori. È stato un percorso facile? Le Sue scelte sono state accolte di buon grado?
“Accettarmi, accettare me stesso è stato semplice, qualcosa che ho accolto quasi subito. Con i miei genitori, invece, ci ho messo un po’. Essendo un ragazzo timido, per accettare questa realtà ci ho messo qualche anno, finché non ho trovato il mio primo partner e poi, dopo circa un anno, l’ho raccontato ai miei genitori. La loro risposta è stata: “Non potevi dircelo prima? Noi lo sapevamo già. Ti vogliamo bene e l’importante è che tu sia felice”. Questo mi ha dato una grandissima forza, ma inizialmente non sono mancati gli scontri. Dovevano fare i conti con una realtà del tutto nuova e hanno reagito con un po’ di paura, tenendomi sotto controllo piuttosto che impedendomi di uscire. Tuttavia, con il corso del tempo, i miei genitori hanno capito che la verità non è sempre quella che si vede in TV. Il problema è che non se ne può parlare apertamente con certa gente e questo mi ha portato a perdere amicizie e contatti con molte persone. Ho sentito tanti epiteti nei miei confronti, mentre camminavo magari, o ancora tante false storie sul mio conto... ma la cosa più importante è l’amore in qualsiasi forma, che sia con un uomo, una donna o inteso anche solo come rapporto con gli amici. L’amore al di là di qualsiasi variante fisica”.

Il 30 gennaio si è tenuto al Circo Massimo di Roma il “Family Day”. Si parla di 2 milioni di persone ma il posto può contenerne massimo 340mila (in condizioni standard). Cosa pensa di questa manifestazione e cosa vorrebbe dire a chi ha partecipato?
“Lo considero uno scempio, un calpestamento della libertà altrui e propria. Sembra insospettabile ma ci sono omosessuali tra i partecipanti al Family Day. Lo so per certo: c’è una nota app/chat di incontri grazie alla quale molte persone pro Family Day, proprio al Family Day, hanno cercato di adescare altri uomini. Ci sono articoli e prove, anche di miei amici, che lo dimostrano. Mi chiedo: Perché partecipare a qualcosa che punta a togliere diritti al prossimo? È solo fomentare odio e rabbia verso qualcosa che non fa niente di male. Penso che questa gente che ha partecipato si sia fatta solo del male”.

Facciamo chiarezza sul Ddl Cirinnà. Qual è l’idea comune e in cosa consiste davvero?
“Si dice che gli omosessuali potranno adottare. Falso. Si tratta della ‘Stepchild adoption’. Permette l’adozione del figlio biologico di uno dei due membri della coppia di fatto. Questo è molto utile nel caso in cui succeda qualcosa al genitore affidatario: il bambino può essere adottato dal rimanente genitore biologico, senza far patire l’abbandono al minore che, in tali circostanze, viene in genere affidato ad orfanotrofi o parenti lontani. Non si tratta di adottare figli da un orfanotrofio, è una procedura molto complessa già nella norma, tant’è che molte coppie eterosessuali vanno all’estero per l’utero in affitto. Questo è un altro punto ampiamente manipolato. L’utero in affitto era e resterà illegale secondo la normativa vigente in Italia. Per il prossimo punto faccio un esempio. Tuo figlio è omosessuale, lo cacci di casa o scappa di sua volontà e va a vivere con il suo compagno. Disgraziatamente capita qualcosa di male, finisce in ospedale ed ha bisogno di una firma per autorizzare una terapia. Il suo compagno, persona più vicina, non può badare alle cure sanitarie del proprio partner. Oltre all’assistenza sanitaria viene negato al partner qualsiasi tipo di diritto legale, tra cui anche il diritto di lasciare eredità. Il ddl Cirinnà, però, non è una legge del tutto completa ma in grado di dare il minimo dei diritti alle coppie omosessuali”.

Cosa manca, secondo lei, al disegno di legge?
“Nel ddl Cirinnà non si parla di matrimonio, quindi non si può comparare l’Unione Civile con gli stessi diritti che acquisiscono due coniugi sposati legalmente”.

A Rutigliano ci sono persone che trarrebbero giovamento dall’approvazione di questa legge?
“Si. Molti ragazzi della mia età scappano di casa, vanno a studiare fuori per vivere la propria sessualità liberamente; altri si incontrano di nascosto, cercando di coprire tutto e non parlarne perché è un tabù. È solo un’altra forma dell’amore, perché nasconderlo? Penso che questa legge potrà essere d’aiuto a tutti, dal paesino più piccolo alla metropoli più grande ed anche al nostro progresso visto che siamo gli ultimi in Europa a non avere una normativa (al pari di Romania, Slovenia e est Europa). Parliamo di libertà negata”.

Gianluca Giugno

Aggiungi commento

rispettando il regolamento http://regolamento.lavocedelpaese.it/

ULTIMI COMMENTI