Domenica 19 Novembre 2017
   
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Comitato No Triv Rutigliano-Noicàttaro, la parola al portavoce Sorino

Comitato No Triv Rutigliano-Noicattaro 2 (3)


“Referendum ultima carta per tutelare il nostro mare.
Il sabotaggio è sinonimo di vigliaccheria”

 

Lo scorso 1 aprile, presso l’Aula Consiliare del Comune di Rutigliano, si è svolto un dibattito organizzato dal Comitato No Triv Rutigliano-Noicàttaro, costituito in vista del Referendum del 17 aprile contro le trivellazioni nelle acque italiane. All’incontro hanno preso parte, accanto ai membri dell’appena menzionato comitato, due personalità di spicco nell’ambito della salvaguardia del nostro mare: Domenico Sampietro, membro del Coordinamento Nazionale No Triv, e Silvia Russo, facente parte il Comitato “No Petrolio, Si Energie Rinnovabili”.

L’evento, avente la sola finalità di chiarire le idee sulle tematiche inerenti all'imminente consultazione referendaria, ha attirato l’attenzione soprattutto dei giovani, cosi come confermatoci dal portavoce del comitato locale Francesco Sorino. Quest’ultimo, da noi intercettato, ha presentato così il “gruppo” e le loro iniziative: "Pur provenendo da radici politiche diverse, abbiamo unito le forze per un obiettivo comune. Abbiamo altri appuntamenti in programma”. Un concetto ribadito, tra l’altro, anche dalla stessa pagina Facebook del Comitato dopo il dibattito di una settimana fa: “Questo incontro rappresenta per noi un punto di partenza. Entreremo nelle vostre case, invaderemo i luoghi associativi, offriremo una presenza costante”. Tanti, in tal senso, sono stati gli aspetti approfonditi con il portavoce di “No Triv Rutigliano-Noicàttaro” – a cui vanno i nostri ringraziamenti per la disponibilità mostrata – nell’intervista che, qui di seguito, vi proponiamo.

Comitato No Triv Rutigliano-Noicattaro 2 (2)

Quali sono le ragioni che vi hanno spinto a far sorgere questo comitato?
"Il comitato è sorto per motivi semplici. Tra tutti c’è sicuramente la voglia di ragazzi, rutiglianesi e nojani, di mettersi a difesa della propria terra. Siamo un gruppo composto da giovani, ognuno con le proprie esperienze e la propria autonomia. Stiamo collaborando tutti assieme (non ti nascondo) anche divertendoci. La politica è anche questo: creare e perseguire una via comune, in questo caso la salvaguardia del territorio".

Presentaci le vostre iniziative, partendo da quella già svolta il 1 aprile.
"Lo scorso 1 Aprile, come hai ricordato, abbiamo tenuto un dibattito a cui hanno preso parte due coordinatori nazionali del movimento - se così possiamo definirlo - No Triv. Possiamo ritenerci soddisfatti per la presenza di molti ragazzi e, anzi, preannuncio che ripeteremo l’incontro venerdì 8 aprile a Noicàttaro (Biblioteca, ore 18.30) nelle stesse forme e modalità. Sarà rinnovata, inoltre, anche la presenza di Domenico Sampietro e Ilaria Russo, già nostri ospiti qui a Rutigliano".

Come mai, in questa iniziativa, non è stata da voi richiesta la collaborazione dell’assessorato alle Politiche Ambientali?
"Premetto che, prim’ancora che si svolgesse l’incontro del 1 Aprile, l’assessore Pinuccio Valenzano ebbe modo di manifestare la sua voglia di essere coinvolto in quello che doveva essere un binomio di collaborazione tra noi e l’istituzione. Non vorrei dilungarmi più di tanto per evitare che si vengano a creare sterili polemiche che potrebbero allontanarci dall’obiettivo. Ad ogni modo, il Comune era informato delle nostre attività e, accanto a questo, bisogna tener conto del fatto che abbiamo avuto a che fare con tempistiche ristrette per 'muoverci' nella campagna referendaria".

Si può dire quindi che, da parte vostra, non c’è stato un senso di “ego” in quest’ottica...
"Assolutamente no. Non ci siamo direttamente messi in contatto con l’Assessore per il motivo da me appena menzionato e non per cattiveria. Nessuna presunzione da parte nostra. Nessuno ha mai pensato di portare questa lotta avanti da sé. C’è stato qualche disguido. Noi in primis, però, ci siamo assunti le nostre responsabilità. Ora posso dire che abbiamo superato, assessorato incluso, queste dinamiche".

In questa prospettiva, nella vostra “agenda”, è in programma un altro appuntamento importante.
"Esatto. Risolte le incomprensioni, abbiamo deciso di collaborare sin da subito e, difatti, il 12 aprile il Comune di Rutigliano ha deciso di organizzare un incontro istituzionale, cui noi prenderemo parte con la stessa dedizione con cui abbiamo, sino ad ora, operato autonomamente".

Entriamo nel merito: quanto può rivelarsi utile una simile campagna referendaria, soprattutto nell’ottica di inverare l'auspicato cambio di passo delle nostre prassi energetiche?
"Il referendum è il culmine di una lotta che va avanti da anni. Si può dire che esso venga quasi accolto con dispiacere perché è nato dopo l’indifferenza mostrata dal Governo nazionale. Da qui, poi, le richieste del territorio portate avanti tramite gli enti locali e le associazioni. Il referendum è stato un po’ l’ultima carta che si è stati costretti a giocare. Trattasi, tra l’altro, della prima volta assoluta di un referendum regionale nella storia della Repubblica Italiana".

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Questo referendum, quindi, potrebbe essere definito come una sorta di “ultima spiaggia”?
"Sicuramente. Prima di giungere a questo punto, che ben si può capire come comporti una vera e propria “spaccatura” a livello politico, plurimi sono stati i tentativi di mediazione, quali conferenze di servizi, incontri tra enti pubblici e privati ecc. Si è sempre cercata una via meno traumatica del referendum ma ciò non è stato possibile. È fondamentale fare informazione perché, nel tempo, questo referendum vuole portare a un cambio di indirizzo politico, ad un “ dire di no” a metodi antichi che danneggiano l’ambiente (come ad esempio la produzione del carbone fossile) ed una richiesta, per i prossimi anni, di investimenti nella ricerca delle“rinnovabili”e incentivi a questi ultimi. È un voto tecnico e al contempo politico".

In che posizione vi ponete rispetto alla scelta non unire questo referendum (17 aprile) con le elezioni amministrative che si svolgeranno in molti comuni d’Italia? Che sia un tentativo di impedire il raggiungimento del quorum?
"Volendo pensare a ciò con tutta la buona fede possibile, un po’ questa scelta puzza. Ci suona strano. Si era chiesto un 'election day' che, da un lato, avrebbero consentito una partecipazione più democratica e, dall’altro, avrebbe fatto risparmiare un bel po’ di soldi. Tanta gente dice che non è costituzionalmente legittima la sovrapposizione di un referendum ed un’elezione. Questo è sbagliato. In realtà la legge non contempla questa ipotesi; siamo dinnanzi ad una lacuna legislativa per questa casistica. A detta di tanti però, giuristi compresi, questo 'vuoto' era facilmente colmabile. Si sono viste manovre molto più losche attuate in molto meno tempo".

Cosa ti induce maggiormente a pensare che ci sia mala fede in questa decisione?
"Il semplice fatto che questo referendum potrebbe, in un certo senso, segnare la spaccatura tra il territorio e il Governo. Sono queste le due contendenti in questa lotta politica. La vittoria del 'Si' avrebbe un peso enorme soprattutto a livello tecnico: le Regioni, uscite vincitrici, recupererebbero molta più credibilità e avrebbero più voce in capitolo in un dibattito con il Governo che, in tal senso, ne uscirebbe 'smentito'. Forse per la prima volta in questa legislatura, il Governo potrebbe uscire sconfitto, sconfitto dal popolo. La vittoria del 'No' – così come il mancato raggiungimento del quorum – sancirebbe la caccia all’oro nero e, al contempo, consegnerebbe pieno potere nelle mani del Governo in quest’ambito".

Passiamo ad un’analisi di quelli che sono gli argomenti salienti che “alimentano” il NO.
"Sono stati avanzati molti argomenti a favore della tesi per il rinnovo della concessione per quanto concerne l’estrazione di gas e petrolio entro le 12 miglia nautiche dalla costa italiana.

Uno di questi recita: “le piattaforme non inquinano in quanto non scaricano nulla in mare”.
"Penso che il fatto che le piattaforme non scarichino nulla in mare, debba essere il 'minimo' in un certo senso. Si sono fatti numerosi studi e – immagina un po’ – l’Ordine dei Biologi Italiani è a favore del “Si” in quanto ha osservato che numerose specie di animali accusano danni a causa della presenza di trivelle nel loro ecosistema. Tra l’altro ciò è risultato argomentato ampiamente anche da studi fatti su organismi morti proprio in quelle zone. Accanto a questo, c’è da tener conto dell’emissione di CO2 – tipica della raffinazione del petrolio – che va a contribuire negativamente sull’effetto serra. Poi c’è da prender in considerazione il fatto che il rischio di danno ambientale non è mai pari a zero e nessuno potrebbe farsi garante che ciò non avvenga".

Un altro punto saliente del 'No' riguarda la perdita di posti di lavoro.
"Prima di tutto, GreenPeace ha portato avanti una sorta di blitz investigativo, dal quale è emerso che la maggior parte di queste trivelle sono 'semi-automatiche'. I posti di lavoro dichiarati, quindi, sono ricoperti di falsità. Ho sentito numeri esorbitanti(100.000 addirittura) quando, in realtà, questi ultimi rispondono a cifre più esigue: 3.000 o 4.000 circa. In secondo piano, occorre fare un’altra precisione: le concessioni non verranno fermate ma scadranno. Quei contratti andranno avanti sino alla fine. La vittoria di un 'No' o di un 'Si' non implica che quegli accordi con i dipendenti vengano, a fine concessione, rinnovati. I posti di lavoro non sono garantiti da nulla. Nessun contratto verrà stroncato ma verranno portati a compimento visto che le concessioni, come detto, hanno delle scadenze".

Ultimo argomento riguarda l’impossibilità, per l’Italia, di concorrere all’accaparramento di risorse, quali gas e petrolio, derivanti appunto da queste pratiche di estrazione.
"Anche in tal caso occorre precisare che gas e petrolio vanno a ricoprire percentuali bassissime del fabbisogno italiano. Tra l’altro noi, come Italia, importiamo la maggior parte di questi beni dall’estero. Accanato ai beni, occorre poi parlare anche di risorse economiche: le compagnie petrolifere pagano all’Italia delle “royalty”che, sulla carta, sarebbero le più basse del mondo (7%). Uso non a caso l’accezione “sulla carta” perché non sempre vengono pagate, laddove non vengano raggiunte delle soglie di estrazione. È importante dire che non c’è alcun tipo di controllo statale che verifichi che questi limiti vengano raggiunti. Quindi, con le concessioni infinite, le compagnie petrolifere potrebbero non raggiungere volutamente questi limiti per non pagare alcun tipo di somma allo Stato che, al contempo, non ci guadagna nulla".

Un ultima domanda. Il Sindaco di Bari Antonio Decaro ha ammesso: “Voterò scheda nulla”. Che idea vi siete fatti su di lui e altre personalità di spicco della politica locale e nazionale?
"È, ad ogni modo, una scelta legittima e quindi nessuno di noi è in grado di giudicarla. Più che un giudizio su questo aspetto, mi sento di dover esprimermi in merito a coloro i quali, informati e consapevoli del referendum, decidono di non andare a votare per compiere un vero e proprio sabotaggio. Questo concetto lo estendo a chiunque, dal più comune cittadino sino a Matteo Renzi che, con il suo comportamento presuntuoso e toni quasi di disprezzo verso questo referendum, spinge all’astensionismo commettendo un reato costituzionale che nessuno va a sanzionare. È abominevole che qualche istituzione o qualche tecnico, informati sui fatti e con un minimo di formazione, spingano per l’astensione in un periodo democratico così delicato".

MICHELE RUBINO

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