Domenica 19 Novembre 2017
   
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Le ragioni del Referendum

I relatori dell'incontro No Triv


Arcobaleno e Comune di Rutigliano hanno organizzato un incontro che ha rappresentato entrambe le posizioni

 

È arrivato il giorno fatidico. Oggi, domenica 17 aprile, dalle 7 alle 23 i cittadini italiani sono chiamati alle urne per il referendum abrogativo ormai definito “delle trivelle”. Semplificando, si è chiamati a rispondere ad una precisa domanda: volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane, anche se c’è ancora gas o petrolio?

Una domanda che, come prevedibile, ha innescato l'inevitabile braccio di ferro tra le associazioni ambientaliste e i sostenitori delle multinazionali degli idrocarburi, schierati rispettivamente in "NoTriv" e "Ottimisti e razionali".

Per far chiarezza in materia, l’Associazione Arcobaleno, patrocinata dall’Amministrazione Comunale di Rutigliano, ha promosso un incontro in cui, con un pubblico dibattito, la cittadinanza ha potuto farsi un’idea chiara in merito ad una questione che potrebbe rappresentare una svolta epocale nel mondo dell’energia.

L’incontro, moderato dal giornalista Gianni Capotorto, si è tenuto presso la Sala Consiliare nella serata del 12 aprile. Gli oratori invitati ad esporre hanno rappresentato entrambe le posizioni, cosa molto complicata dato il largo consenso che ha il Sì per l’abrogazione.

Il sindaco Romagno durante l'incontro No Triv

L’unico timore in merito al nuovo referendum è proprio l’astensionismo, incitato addirittura dal Premier Renzi. “Il vero traguardo sarà raggiungere il Quorum. Non abbiamo dubbi della vittoria del Sì”, dichiara il primo ospite a parlare, Francesco Tarantini Presidente di Legambiente Puglia. Il presidente dell’ente ambientalista spiega che il voto che viene chiesto agli italiani impedirebbe alla grandi multinazionali di esercitare illimitato dominio su eventuali pozzi petroliferi o di gas naturale presenti nel nostro territorio. Le future convenzioni andrebbero altrimenti a superare la legge numero 9 del 1991 (articolo 6 in particolare) che consente una concessione limitata e regolamentata di quelli che sono a tutti gli effetti beni dello Stato. Su 30 piattaforme, 29 sono tutt’oggi attive e 17 in procinto di scadenza: votare No vuol dire permettere a queste piattaforme di continuare ad libitum. Inoltre, tutta la questione petrolifera rappresenta, secondo Tarantini, una “risposta ad un piano energetico inadeguato ed assolutamente in contrapposizione con quanto promesso dai paesi al Summit di Parigi dello scorso Dicembre”. Durante il Summit francese, i paesi invitati hanno preso l’impegno di preservare l’ambiente cercando di mantenere la temperatura mondiale due gradi sotto quella attualmente percepita, in modo da non scatenare un ancor più forte surriscaldamento globale. L’investimento in ricerca e sfruttamento da combustibile fossile (e di certo il suo utilizzo) andrebbe a gravare su questo dramma mondiale. Le metodologie di affidamento delle concessioni, poi, si scontrano fortemente con le norme comunitarie di concorrenza economica, portando l’Italia ad essere sanzionabile.

I giacimenti in territorio italiano, però, si trovano a confine con altre nazioni, chi assicura che qualora l’Italia rinunciasse, le miniere di oro nero non saranno prese da altri? Arriva in questi giorni, come annunciato dal Presidente Legambiente, la rinuncia alle attività di idrocarburi da parte delle confinanti Francia e Croazia. Lasciando la scelta nelle mani della nostra nazione.

Altro tema caldo molto diffuso dal punto mediatico: i posti di lavoro. Secondo Tarantini, i fantomatici 60/70 mila posti di lavoro che andrebbero persi senza la sperimentazione scientifica non sarebbero altro che una esagerazione madornale. Si restringerebbero a 9mila i posti di lavoro nel settore della ricerca petrolifera, posti che sarebbero comunque rimpiazzati con un cambiamento verso l’ecosostenibile. Il Presidente di Legambiente Puglia cede il microfono con una frase ad effetto: “L’età della pietra non è finita perché è finita la pietra, ma per l’evoluzione tecnologica”, lasciando uno spiragli aperto alla rivalutazione dell’ecosostenibilità.

Francesco Tarantini Legambiente

Molto atteso è stato l’intervento del successivo oratore, il Capitano Simone Quaranta. L’aula consiliare gremita di curiosi aspettava con ansia l’intervento della controparte per poter formare la propria democratica idea e valutare la scelta migliore. Il Capitano Quaranta ha lavorato per anni nel settore della ricerca di idrocarburi per conto di una nota multinazionale dell’energia. Il primo interrogativo che l’ospite va a sbugiardare riguarda la parola stendardo di questo referendum: trivelle. “Non è vero che vengono utilizzate trivelle - afferma Quaranta - la fase di trivellazione è solo la prima”. Successivamente vengono utilizzate altre tecnologie per il drenaggio del prezioso petrolio. Sbugiardata è anche la casistica di incidenti, dimostrando fotografie di petrolieri e siti sconosciuti a molti in quanto assolutamente privi di incidenti. Continua la tesi del Capitano Quaranta con il dato utilizzato come pennacchio dai sostenitori del No: "L’Italia è una tra le prime nazioni per ricchezza di giacimenti". Quindi gettar via questa occasione sarebbe uno spreco. Un ultimo sconcertante dato rappresenta l’asso nella manica del discorso di Simone Quaranta: secondo dati del WWF e NOA, l’attività petrolifera inquinerebbe solo l’1% dell’inquinamento marino, l’80% è costituito da attività da terra tra cui scarichi industriali fognari e scarti delle attività agricole. Un dato che mette in subbuglio l’intera sala, colma di agricoltori. In merito all’accusa sui dati falsati di posti di lavoro persi, Quaranta difende la causa spiegando: “È come considerare per il trasporto aereo solo i piloti, senza contare tutti i dipendenti”.

Intervengono all’incontro anche Lucia Diomede (Legambiente di Mola di Bari), Francesco Sorino (Portavoce NoTriv Rutigliano-Noicattaro) e Peppino Palumbo (Sostenitore del No al referendum).

Un dibattito molto acceso quello del 12 aprile che ha visto gli stessi cittadini protagonisti di un acceso dibattito. Tra i tanti ricordiamo quello dell’Ing. Nicola Bellantuono, ingegnere e ricercatore Poliba per le energie rinnovabili che, insieme ad una serie di acute osservazioni, fa notare che il costo di royalities (versamenti delle multinazionali allo Stato, pari al 7% in Italia) corrispondono a circa 5 euro ad italiano, che in somma fanno circa 300 milioni di euro, esattamente quanto viene a costare il referendum al di fuori delle amministrative. Ancora un cittadino risponde al Capitano Quaranta sullo sconcertante dato secondo il quale i mari sono inquinati dalla plastica. Il cittadino ricorda che la plastica non è altro che un polimero dalla lavorazione del petrolio; dunque risolvendo il problema alla radice, si risolverebbe la presenza della plastica. Lo stesso cittadino ricorda che in nazioni come l’Olanda e la Norvegia (royalities pari all'80%) è stata promossa la scelta di abbandonare i veicoli a gasolio a partire dal 2025.

Un intervento particolare è stato fatto da un ospite d’eccezione: Vittorio Farella, presidente del comitato “Chiudiamo Discarica Martucci” di Mola di Bari. Il presidente molese applaude l’amministrazione comunale per aver “violato” una disposizione del Prefetto che impedisce ad un’amministrazione di parlare, trattare e documentare a proposito della materia referendaria. Altro plauso ricevuto dal presidente Tarantini, il quale si è complimentato con il vicesindaco e presidente dell’associazione Arcobaleno, Pinuccio Valenzano, per l’evento organizzato, definito da egli stesso uno dei primi in Puglia a trattare in questa maniera l’argomento.

Il 17 aprile gli italiani sono chiamati al voto. Un solo voto può fare la differenza.

GIANLUCA GIUGNO

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