Domenica 19 Novembre 2017
   
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Salviamo Sant'Apollinare prima che sia troppo tardi

Sant'Apollinare[1]

 

Un ennesimo S.O.S., sperando che sia veramente l’ultimo e che, qualcuno risponda subito all’appello, perché altrimenti di Sant’Apollinare, purtroppo, non resterà che un cumulo di pietre. Chi passa sulla provinciale Rutigliano-Turi, non riesce  più a vedere quel rudere, ormai nascosto tra i tendoni e se si inoltra sulla stradina interna, lo vede immerso tra le erbacce, ancora puntellato e con crepe sempre più vistose. Piange il cuore di fronte a tanta incuria e più forte si fa il rimpianto di un imprenditore- mecenate rutiglianese, il dott. Nicola Didonna, che tanto si adoperò per recuperarlo e valorizzarlo insieme con il sepolcreto circostante. Nel silenzio della cittadinanza e delle istituzioni, nonostante i ripetuti appelli, attraverso anche la Gazzetta del Mezzogiorno (l’ultimo il 26 luglio dell’anno scorso sulle pagine della Cronaca della provincia di Bari), il destino sembra segnato. L’assessore alla Cultura e Turismo del Comune Gianvito Altieri è disponibile a mettere in campo tutte le competenze e tutte le energie istituzionali e del territorio per ridare Sant’Apollinare ai rutiglianesi, riportando il luogo agli antichi splendori, valorizzandolo e rilanciandolo anche a livello turistico. “Per Sant’Apollinare, luogo magico e da sempre nel mio cuore”, sottolinea l’assessore, “non lascerò nulla di intentato, pur di recuperarlo e restituirlo alla fruizione di tutti. L’ostacolo più grande è rappresentato dal fatto che il bene è di proprietà di tanti eredi. Ma se dovesse diventare di proprietà comunale, allora, in sinergia con le associazioni culturali del territorio potremmo intervenire con progetti specifici”.

La chiesetta rurale medioevale di Sant’Apollinare (circa sei metri per otto), posta sui resti di un’antica villa romana di età imperiale, edificata tra il VII e l’VIII secolo, è considerata dagli studiosi il più antico esempio pugliese di chiesa a cupole in asse che si diffuse nel periodo pre-romanico. Accanto all’antica struttura rurale, il sepolcreto esterno di età longobarda e i resti ancora visibili della villa romana.“Adaprile del 2014”, sottolinea la restauratrice  Maria Antonietta Catamo, “ la chiesetta, da anni in stato di abbandono e di degrado, è stata puntellata in attesa di operazioni di messa in sicurezza e restauro che, purtroppo, sinora non sono stati ancora attuati.L'edificio presenta attualmente un'ampia lesione sulla parete esposta a Sud (lato sinistro rispetto all'ingresso) che è andata gradualmente estendendosi compromettendo seriamente la staticità di quanto resta della facciata Ovest”. Negli anni ’70 del Novecento, quando erano in corso le campagne di scavo nei pressi di Sant’Apollinare, che riportarono alla luce una grande necropoli con oltre 500 tombe dai ricchi corredi funerari, il luogo divenne punto di incontro di studiosi, di fotografi, di giornalisti,di cittadini curiosi che scoprivano un nuovo interesse per il proprio ricco e glorioso passato e di lì traevano nuova forza per costruire un prospero presente. Sant’Apollinare diveniva così un simbolo di quegli anni carichi di vivacità e di interessi culturali, il segno di un passato che, pur con le sue ferite e lacerazioni, rimaneva lì a testimoniare la sua vigile presenza. Ancora un appello a tutti perché Sant’Apollinare sia salvato, prima che sia troppo tardi. 


[Tratto da La Voce del Paese ed. Rutigliano del 17 giugno] 

Sant'Apollinare [2]

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