Martedì 21 Novembre 2017
   
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Effetto Brexit. Cosa ne sarà del commercio ortofrutticolo?

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Regno Unito in uscita dall’Unione Europea. Coldiretti: Situazione vantaggiosa per la Puglia

 

Il Regno Unito ha espresso il suo parere. La volontà è di uscire dall’Unione Europea. Almeno è questo l’esito del referendum popolare, ai voti lo scorso 23 giugno, che punta a cambiare il volto geopolitico dell’Europa così come lo conosciamo.

Una vittoria stabilita con il contagocce quello che ha decretato il ‘Leave’- 51,9% contro il 48,1% di europeisti- tuttavia non sono mancati i ripensamenti e le proteste alla luce del Brexit. Il Primo Ministro Cameron, forte sostenitore del ‘Remain’ ha annunciato le proprie dimissioni entro ottobre ed il risultato del voto, specchio della volontà della parte più anziana degli inglesi (la fascia 18-24 ha votato per il 73% a favore dell’UE). La Gran Bretagna si appella oggi all’art. 50 del Trattato di Lisbona, legge che determina l’uscita volontaria di uno stato membro –usato oggi per la prima volta- ed aprire i negoziati con il resto degli Stati Membri.

Negli scorsi giorni il Parlamento Europeo si è espresso favorevolmente riguardo l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione, non volendo ostacolare quella che è la volontà popolare degli inglesi. 395 i voti a favore, 200 i contrari (tra cui i grillini). "Voglio che sia un processo il più costruttivo possibile, con un risultato il più costruttivo possibile, perché lasciamo la Ue, ma non voltiamo le spalle alla Ue, con questi Paesi siamo partner, amici, alleati, vogliamo il rapporto più stretto possibile in termini di commercio, cooperazione e sicurezza" ha dichiarato il premier britannico David Cameron al vertice Europeo. Al Regno Unito non resta che ridisegnare gli accordi commerciali con il resto degli stati ancora membri dell’Unione Europea. Un’ evoluzione del profilo commerciale interesserebbe maggiormente il settore privilegiato rutiglianese. Non è un mistero di come il prodotto maggiormente esportato all’estero, l’uva da tavola (oltre alla pasta Divella), sia indissolubilmente legato dai rapporti commerciali britannici. Ma cosa cambierà da ora in poi? È difficile fornire una previsione fedele, soprattutto in un momento economico così delicato, la Borsa Mondiale si è infatti dimostrata ultra sensibile alla scelta inglese registrando sin dal giorno successivo dal Brexit un calo del 10% sulla Borsa di Milano.

“La Puglia rappresenta – spiega il Presidente di Coldiretti Puglia, Gianni Cantele – circa il 3 percento delle esportazioni complessive italiane in Gran Bretagna. Pertanto, la decisione del popolo britannico che ha decretato la vittoria degli euroscettici e l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea rimette in discussione l’andamento degli scambi commerciali pugliesi verso il Paese da oggi ‘extracomunitario’ che valgono circa 93 milioni di euro, perché saranno da rivedere dazi, regole, svalutazione della sterlina”.

L’effetto Brexit, secondo la Coldiretti, porterà una situazione vantaggiosa per il commercio ortofrutticolo italiano, raggiungendo addirittura un rapporto di 4,6 superiore tra esportazioni ed importazioni. Le convenienze non si fermano ai soli rapporti commerciali. L’uscita della Gran Bretagna dalla comunità libererebbe il posto ad ingenti finanziamenti in campo agricolo: “la Gran Bretagna riceve il 7% delle risorse destinate alla politica agricola dall’Unione Europea e si posiziona al sesto posto nella classifica dei maggiori beneficiari nonostante sia al 13esimo posto come numero di aziende e che storicamente la Gran Bretagna è il Paese che ha contrastato maggiormente le politiche di tutela qualitativa delle produzioni agricole e dell’etichettatura obbligatoria a favore di una standardizzazione verso il basso”, spiega Angelo Corsetti, Direttore di Coldiretti Puglia.

  Sembra quindi che l’Italia possa trarre notevoli vantaggi dalla scelta di secessione intrapresa dal Regno Unito. Non resta che interrogarsi se gli stessi vantaggi saranno confermati dall’eventuale ma pronosticata uscita di altri stati membri –come ha detto lo stesso Nigel Farage con una promessa/minaccia al Parlamento Europeo-, andando verso quella che può a tratti essere chiamata la fine dell’UE.

Gianluca Giugno


[Tratto da La Voce del Paese ed. Rutigliano del 1 luglio 2016]

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