ABUSO EDILIZIO O NO QUEL FABBRICATO E' UN OBBROBRIO

Frabbricato_Giglio


INCHIESTA SULL' "IMPIANTO SPORTIVO" DI PIETRO GIGLIO (Parte1)

Si chiamano “F6” e sono quelle porzioni di territorio urbano su cui il PRG (piano regolatore generale) vigente prevede la realizzazione di impianti sportivi privati.
Su queste aree la costruzione di manufatti è consentita solo per servizi quali spogliatoi, depositi e ristoro, con un indice di fabbricabilità di 0,3 mc/mq (metri cubi per metro quadro). La maggior parte della superficie territoriale, fino a un massimo del 60 %, deve contenere gli impianti sportivi. Questi impianti possono, eventualmente, essere coperti, ma “solo con strutture gonfiabili o in precario”. Tutto questo è scritto nelle Norme Tecniche del PRG all’art. 34 comma c.

Se si confronta quello che si sta costruendo su via Peisiello, alle spalle del nuovo Tribunale, proprio su una area F6, con quello che lì dal PRG è consentito costruire, si viene colti da stupore e ci si chiede: ma dove sono gli impianti sportivi?
Si è di fronte a un grande cubo in cemento armato con sopra un grande tetto in legno lamellare, in mezzo un grande porticato e sotto, interrato, un locale di circa 160 mq adibito a deposito, spogliatoio e servizi.

Una siffatta opera costruita su una area che prevede manufatti di molto più ridotte dimensioni, non poteva non attirare l’attenzione, anche perchè lì siamo in pieno centro abitato.

L’area è di proprietà di un privato il cui nome è scritto, insieme a quello dei tecnici, sul cartello di cantiere esposto al pubblico, si tratta del sig. Pietro Giglio. Il progettista è l’arch. Nicola Lioce, il coordinatore della progettazione è l’ing. Giuseppe Tagarelli,  attuale consigliere di maggioranza -quest’ultimo- e vicepresidente del consiglio comunale, assessore ai servizi cimiteriali all’epoca dell’iter approvativo del progetto in questione.

LA STORIA
Quello che vediamo in realtà è una variante di un progetto che ne sostituì un altro.
Il primo progetto risale a novembre del ’07 e riguardava un punto di ristoro a piano terra e una palestra in piano seminterrato. Presentato all’ufficio tecnico questo progetto fu bocciato dall’ingegnere comunale Erminio D’Aries per due ragioni. Il seminterrato era grande il 150% in più (421 mq) rispetto al massimo consentito dal PRG che è esattamente il doppio dei metri quadri del piano terra, in questo caso avrebbe dovuto essere 160 mq. Qui c’è da dire che i progettisti o non conoscevano le norme tecniche del PRG, oppure hanno cercato di farsi approvare dall’ufficio tecnico un abuso edilizio in nuce.

L’altra ragione della bocciatura è che quella “proposta progettuale (...) contrasta con l’art. 34 punto c delle norme tecniche di attuazione del PRG che nelle zone F6 consente solo strutture precarie o gonfiabili”, scriveva l’ing. D’Aries il 28 gennaio ’08. Troppo grande, quindi, il seminterrato e il porticato in copertura lamellare, che quel primo progetto prevedeva intorno al punto di ristoro, non andava bene.

Dopo quella bocciatura il sig. Giglio non demorse. Ad aprile del ’08 presenta un altro progetto in cui il seminterrato si riduce a 160 mq -come da norme tecniche-, non è più una palestra ma un semplice deposito con annessi servizi (bagni, docce, spogliatoi), il punto di ristoro rimane sempre lo stesso (80 mq). Quello che subisce una strana metamorfosi è il porticato che, da precario e in lamellare, diventa in latero-cemento, cioè un solaio vero e proprio. Questo secondo progetto ottiene il permesso a costruire (n.59/08).

Se, dunque, la palestra è scomparsa (convertita a deposito) c’è da chiedersi: dov’è l’impianto sportivo in tutto quel cemento?
Gli impianti sportivi, che soli giustificherebbero l’intera operazione immobiliare, sono due mini (ma proprio mini mini) piste da golf e un altrettanto mini campo  di bocce. Tre scampoli di superficie che a vederli si riamane trasecolati, di pochissimi metri quadri, ai tre lati del porticato, chiusi tra muri di cinta e fabbricati. Tre mini campi che, nel caso fossero davvero (ho i miei dubbi) realizzati, è molto probabile che nessuno li utilizzerebbe, a meno che al “centro sportivo” di Giglio non si iscrivino i Puffi.

LA VARIANTE
Otto mesi dopo, 1 dicembre ’08, il proprietario presenta una variante al progetto approvato dalla quale spunta un primo piano da elevare sul porticato, adibito ad attività di Fitness e coperto con tetto in legno lamellare, la stessa tipologia di copertura -questa volta approvata- che a novembre del ’07 era stata bocciata dall’ufficio tecnico perchè non conforme alle norme tecniche del PRG più su citate.

Ora si capisce il motivo per cui quel porticato da essere in legno lamellare si trasforma il latero-cemento. Ci sarebbe da pensare che il proprietario abbia avuto intenzione di realizzare il primo piano su quel porticato sin dall'inizio, altrimenti non si spiegherebbe l’utilizzo del cemento armato.
Quello che non si capisce bene è il motivo per cui abbia voluto utilizzare una variante postuma per inserire il primo piano nel progetto approvato.
Un progetto che cambia tre volte nel giro di un anno può significare due cose: o che il proprietario e i progettisti non avevano le idee chiare su quello che volevano realizzare, oppure che -come si suol dire- l’appetito viene mangiando.


Segue parte 2

(Anticipazioni.
Esposto alla Procura;
ordinanza di sospensione lavori e revoca;
contraddizioni tra progetto in variante e relazione tecnica variata;
940 metri cubi
in più di potenziale cubatura là dove massimo se ne può realizzare solo 270;
area a parcheggio obbligatoria individuata sulla rampa di accesso al deposito seminterrato;
il Fitness non è uno sport...).


Le superfici che ospiteranno le piste di golf e il campo di bocce
GG
LF

LL