Venerdì 16 Novembre 2018
   
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RUTIGLIANO E ALTRI 20 COMUNI A RISCHIO EMERGENZA RIFIUTI

Discarica_ruspa_gabbiani


Potremmo essere costretti a portare i rifiuti fuori bacino o, addirittura, fuori provincia.
Già oggi paghiamo lo smaltimento in discarica oltre 80 euro a tonnellata, portare fuori i rifiuti fa lievitare i costi fino, e oltre, 150 euro a tonnellata. Un vero e proprio salasso per i comuni.

La discarica della Lombardi Ecologia (c.da Martucci, Conversano) doveva chiudere il 30 giugno e, sempre per questa data, dovevano partire gli impianti complessi di lavorazione dei rifiuti urbani che fanno parte del ciclo integrato di gestione degli stessi rifiuti: selezione, biostabilizzazione, produzione di Cdr (combustibile derivato da rifiuti) e nuova discarica di servizio/soccorso agli stessi impianti.

Tutti nel bacino, in modo particolare i cittadini di Mola e Conversano, e relative amministrazioni comunali, si aspettavano l’agognata chiusura della discarica privata in questione che da vent’anni deglutisce i nostri rifiuti e quelli di altri 20 comuni del Sud-Est, chiusura sancita del decreto commissariale n. 80 del 30 dicembre ’09 firmato da Nichi Vendola.

Nessuno però si aspettava che la spada di Damocle pendente su quegli impianti dal 7 luglio ’06 si abbattesse davvero sulla testa di Lombardi e Marcegaglia, costruttori e gestori dei medesimi.
In quella data fu firmato il "contratto di affidamento di gestione del pubblico servizio" di quegli impianti, contratto che contenva una clausola (art. 38) che lo annullava nel caso il ricorso pendente allora presso il Consiglio di Stato (CdS) si fosse risolto a sfavore dell'impresa affidataria. Così è stato.

LA SENTENZA
L’8 giugno scorso il CdS ha dato ragione al CO.LA.RI (Consorzio Laziale Rifiuti) società mandataria del gruppo di imprese che nel novembre del ’04 vinse la gara di appalto relativa alla costruzione del sistema impiantistico dei rifiuti nel bacino BA/5, il nostro.
Una aggiudicazione che nel ’05 il TAR Puglia “scippò” alla Colari per darla alla CO.GE.AM (Consorzio Gestione Ambientale), concorrente della Colari in quella gara d’appalto.

La società laziale impugnò quella sentenza al CdS che un mese fa, a  sua volta, e in via definitiva, ha sentenziato: “L’appello principale di CO.LA.RI. va accolto nella parte in cui ritiene legittima l’esclusione dalla gara di CO.GE.AM. e insussistente nei propri confronti la causa di esclusione affermata dal T.A.R”. L’aggiudicazione alla Cogeam di quella gara “è stata disposta -dice ancora il CdS- in ottemperanza alla sentenza di primo grado, come si evince dal decreto di aggiudicazione del 28 febbraio 2006, n. 37/CD. Pertanto la sorte di tale atto è subordinata all’esito del presente giudizio, in virtù del principio secondo cui la riforma di una sentenza travolge gli atti esecutivi che da essa dipendono (art. 336, co. 2, c.p.c.)”.

Quella sentenza è stata “riformata” e l’aggiudicazione che ne seguì annullata. Cogeam e Lombardi, dunque, non centrano più nulla con la gestione di quegli impianti e la loro stessa utilizzabilità oggi è in forse. Tant’è che la regione per bocca del neo assessore all’Ambiente Lorenzo Nicastro, ha sospeso ogni decisione in merito alla loro gestione fino a che non siano chiare le intenzioni di Manlio Cerroni, presidente della Colari.

Nella capitale d’Italia e dintorni il Cerroni è definito l’ottavo re di Roma, l’imperatore di Malagrotta, contrada romana che ospita la discarica più grande d’Europa (200 ettari), di sua proprietà. Da tempo inquisito dalle procure laziali per traffico illegale di rifiuti e falsificazione dei codici Cer, vuole costruire discariche, inceneritori e gassificatori in lungo e in largo in italia e in Albania, questo è Manlio Cerroni, un personaggio con cui i cittadini del BA/5 rischiano di avere a che fare per un quindicennio.

POTREBBE CHIDERE PRIMA
Tutta questa situazione, qui molto sinteticamente descritta, non solo ha “cacciato” il duo Lombardi-Marcegaglia, ha sortito anche l’effetto di procrastinare ancora per altri 180 giorni la chiusura della discarica Martucci, chiusura messa sempre in relazione alla partenza e alla messa a regime degli impianti ex Cogeam.

Ai sindaci del bacino BA/5 l’ass. Nicastro la settimana scorsa ha detto che la discarica potrebbe anche chiudere prima e, comunque, chiuderà di sicuro quando sarà raggiunto “il profilo di posa dei rifiuti” che “non dovrà superare le quote progettualmente previste negli elaborati di progetto in atti”, dice l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) rilasciata il 29 dicembre dell’anno scorso alla Lombardi ecologia per la sua discarica privata.

La regione è stata chiara: quando saranno raggiunte queste “quote” la discarica chiuderà, gli impianti non sono in condizione di partire, i comuni -di conseguenza- dovranno sbolognarsi da soli il problema, dovranno cioè trovarsi un’altra discarica presso cui smaltire i propri rifiuti. Nel nostro bacino, oltre Martuci, non esiste nessun’altra discarica, saremo dunque costretti a portare i rifiuti fuori bacino o addirittura fuori provincia, come è toccato alcuni mesi fa ai comuni del LE/3 che hanno portato i loro rifiuti nella discarica di Conversano.

Portare i rifiuti fuori bacino sarebbe un salasso per le casse comunali e, quindi, per i cittadini che già oggi pagano più di 80 euro a tonnellata per smaltirli a Conversano.
Si è creata, dunque, una situazione estremamente paradossale: tutti volevano la chiusura della discarica, se questa ora succedesse l’alternativa a portare i rifiuti oltre bacino sarebbe quella di tenerseli nei cassonetti per strada, staremmo nella stessa situazione di emergenza campana o palermitana.

LE RESPONSABILITA'
Ora, siamo in una potenziale situazione di emergenza rifiuti che evoca scenari inquietanti. Non era fatale che tutto questo accadesse. Sono state fatte scelte impiantistiche e di gestione complessiva del problema rifiuti sbagliate in Puglia e nel nostro bacino.
Scelte che, anziché risolvere il problema rifiuti in modo economico, efficiente e trasparente -come dice la legge- hanno creato una situazione di grande incertezza nella gestione del sistema impiantistico, hanno portato le tariffe di conferimento dei rifiuti a livelli economicamente insostenibili già oggi e ancora di più nell’immediato futuro. Scelte che non sono state in grado di far decollare la raccolta differenziata che nel nostro bacino è a un misero 10% circa quando per legge, alla fine del 2010, si dovrebbe aver raccolto in modo differenziato minimo il 50% rifiuti.

La gran parte delle responsabilità di quanto sta accadendo le portano in primis gli ex commissari straordinari Raffaele Fitto e Nichi Vendola, rispettivamente pianificatore e realizzatore dell’attuale sistema impiantistico dei rifiuti in Puglia. Poi, a scalare, ATO e comuni; ma questa è un’altra storia che racconteremo a parte.

Commenti  

 
#5 ..... 2010-07-09 20:39
e fafele ce lo siamo dimenticati .... grazie fitto e grazie vendola! .... giusto per par condicio (visto che sono nominati tutti e due)!
 
 
#4 cittdino 2010-07-09 20:18
grazie fitto.
 
 
#3 mazzinga 2010-07-09 15:32
grazie nichi.
 
 
#2 rom 2010-07-09 01:00
grazie vendola
 
 
#1 883 2010-07-08 22:15
Voglio dire solo una cosa: a Rutigliano (e penso nella maggior parte del sud) manca la voglia da parte delle amministrazioni di fare la raccolta differenziata. Va tutto nei cassonetti (ferro,carta,vetro,umido). La carta potrebbero venderla, il vetro e il ferro pure.Invece ..... nulla!!!!!!!!!!
Siamo lontano anni luce dal nord.
 

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