“Treno della memoria... il nostro viaggio nella coscienza internazionale d’Europa”

treno della memoria logo


Il ricordo dell’Olocausto nelle testimonianze
degli studenti del Liceo Scientifico “I.Alpi”


Mercoledì 27 Aprile, presso la Sala Convegni del Palazzo San Domenico, si è svolto l’atto conclusivo del progetto regionale 'Treno della Memoria', una vera e propria habitué – da qualche anno a questa parte – del Liceo Scientifico Ilaria Alpi di Rutigliano. Per l’occasione, accanto ai contributi offerti dagli studenti (per l’esattezza, le classi 3^H, 4^H, 4^A e 5^A), preziosi si sono rivelati gli interventi della prof.ssa Carla Onorato, docente d’inglese del liceo rutiglianese, del prof. Daniele De Luca, docente di Storia dell’Università del Salento, e di Paolo Paticchio, referente regionale del progetto stesso.

Prof. Carla Onorato

L’appuntamento ha richiamato l’attenzione di un pubblico cospicuo che, sin da subito, ha riempito la sala dell’edificio sito in Via Leopoldo Tarantini. A far gli onori di casa è stata la prof.ssa Carla Onorato che, in breve, ha sintetizzato e motivato ampiamente quelli che sono i progetti che vedono, sempre in prima linea, l’Ilaria Alpi. Tra questi sicuramente il 'Treno della Memoria' che “sta diventando qualcosa di sempre più tipico del nostro Liceo”.

Dopo la premiazione delle eccellenze dell’anno scolastico 2014/2015, l’incontro ha vissuto il suo primo atto con la riproduzione di un video in cui, immagine dopo immagine, sono state rappresentate le peripezie del viaggio svolto tra città simbolo del secondo conflitto mondiale e, al contempo, campi di concentramento, metafora della crudeltà che ha contraddistinto la guerra stessa. “Bisogna dare fiducia ai giovani – ha dichiarato la prof. Onorato- stando con loro in questa esperienza, ho colto un lato emotivo molto sensibile da parte loro”.

Prof. Daniele De Luca

Tra gli ospiti il primo a prender la parola è stato Daniele De Luca, docente universitario di Storia delle Relazioni Internazionali. In primis, egli ha notato il lenzuolo affisso sulle pareti dalla sala per mano degli stessi studenti liceali: “Treno della memoria... il nostro viaggio nella coscienza internazionale dell’Europa”. Lo spunto dell’intervento offerto dal prof. De Luca ha tratto la sua origine proprio da due termini presenti in questa frase: “coscienza” e “internazionale”. Se da un lato bisogna prender atto che una strage di così ampie dimensioni difficilmente potrà ripetersi, dall’altro va annoverata l’esistenza – dal 1945 ad oggi – di tanti “piccoli Auschwitz”, focolai di tensione in cui la violenza e la crudeltà hanno modo di “risorgere” se pur con riflessi minori rispetto al conflitto mondiale.

Nel parallelismo tra il passato e il presente, De Luca ha individuato ulteriori 'continuum'. Il tutto è stato reso tramite l’analisi di un anno chiave, ovvero il 1938. “Due sono gli eventi chiave di quest’anno: la conferenza di Monaco e la questione dei profughi, dei rifugiati e degli immigrati”. Da un lato la conferenza che sancì l’annessione dei Sudeti alla Germania – minoranza etnica stanziata nella ormai prossima alla scomparsa Cecoslovacchia – e dall’altro una questione, quella del profughismo ebraico, che potrebbe essere benissimo sovrapposta a quella siriana a noi più vicina. In entrambe, quasi come “brutto” fattore comune, è possibile riscontrare – così come sottolineato dal prof. De Luca – l’assenza di una coscienza internazionale, così come trasmesso dal disinteresse dell’ONU dinnanzi all’immagine del bambino deceduto sulle spiagge siriane l’estate scorsa. In ultima sintesi, poi, una mera riflessione sulla valenza della memoria, laddove essa va ad intendersi quale “memoria dei vivi per quel che i morti ci hanno lasciato”.

Paolo Paticchio - referente progetto Treno della Memoria

L’aspetto inerente l’accezione del termine “memoria” è stato ripreso, di lì a poco, da Paolo Paticchio, referente regionale del progetto. Agli occhi attenti dei presenti, egli ha anzitutto parlato dell’incipit di un’iniziativa che, nei primi anni di vita, ha sfidato l’autentico tabù dell’Est Europa e delle sue “frontiere inviolabili”. La consapevolezza dell’essere stati parte attiva in questo evento storico ha contraddistinto la loro iniziativa. La riflessione di Paticchio si è poi spostata sull’immagine di Budapest e dell’Ungheria in toto. Ad esse un merito particolare: “Lì c’è stata la caduta di un muro antecedente a quella del muro di Berlino addirittura , quello tra Ungheria ed Austria per l’esattezza; e sempre lì è stato ricostruito , da poco tempo a questa parte, un nuovo muro”. Non esente da un discorso simile è l’attuale politica del governo di Vienna, reo della costruzione di recinzioni nel Brennero.

Con un pizzico di nostalgia verso un’Europa non più libera nello spostamento al suo interno, Paticchio si è detto preoccupato dell’attuale momento storico ammonendo con un eloquente “ci stanno ingabbiando, chiudendo dentro”. Quest’ultimo non è l’unico aspetto a destar timori nel referente dell’iniziativa: “Mi fa paura anche questa poca partecipazione. Ci stanno abituando a non scegliere quel che riguarda i nostri destini”. In ultima analisi, poi, un invito ai giovani presenti: “Cercate di non fermarvi qui. Andate avanti”.

Dopo l’autentica lezione degli ospiti presenti, è stato il turno degli studenti aderenti al progetto. Essi hanno esposto alcuni personali pensieri, onde poi lasciare la propria impronta – quasi come un metaforico “Si, io c’ero” – sul lenzuolo affisso. Così facendo, uno dopo l’altro gli alunni del Liceo hanno cercato di rendere quante più sensazioni ed emozioni di “una delle esperienze più belle della vita”, come eloquentemente sottolineato da una studentessa. In chiusura, alla consegna del Fischietto in Terracotta , hanno fatto seguito i consueti ringraziamenti della dirigente del Liceo prof.ssa Angela Borrelli.

MICHELE RUBINO