Le Stele di Pippo Moresca in mostra al 'Pino Pascali'

Pippo Moresca


L'artista rutiglianese, alla ricerca di un "nuovo Umanesimo",
partecipa alla collettiva “Convivium - Sotto lo stesso cielo”

 

Nuova avventura nel mondo dell’arte contemporanea per l’artista, Maestro e Professore d’arte Rutiglianese Pippo Moresca. Il museo 'Pino Pascali' di Polignano a Mare, lo scorso 16 aprile, ha inaugurato una mostra intitolata “Convivium - Sotto lo stesso cielo”. Tra i nomi degli artisti ospiti ritroviamo proprio quello del rutiglianese Moresca.

Ci lasciamo raccontare “Convivium” direttamente dall’uomo e dalle mani che hanno modellato l’argilla, le cui parole ci guidano in un inteso racconto delle ragioni delle proprie opere.

Qual è il tema della mostra “Convivium”?
"Questa esposizione vuole essere un ponte tra le culture del Mediterraneo, e in particolar modo si fa riferimento alle tre grandi culture monoteiste: Cattolicesimo, Ebraismo ed Islam. Queste sono infatti le culture che hanno permeato la storia del Mediterraneo tra conflitti, momenti di pace e oggi ancora con una tragedia: lo sterminio e i fuggiaschi che scappano dalla guerra. Noi d’altronde non sappiamo porre rimedio a questi conflitti, anzi, spesso non sappiamo far altro che buttare benzina sul fuoco e chiudiamo le frontiere invece di aprirci alla cultura dell’altro, invece di accettare la diversità dell’altro. Le paure non servono e non sono mai servite a nessuno, anche nel campo dell’arte, attraverso la paura non si va avanti. Un artista è una finestra sul mondo. Dovrebbe avere un’apertura mentale tale da rispondere con delle proposte".

 

Qual è la sua proposta?
"La mia proposta è questa. Ho presentato due stele sulle quali ci sono parole chiave (ad esempio “pace”, “amore”) scritte nelle quatto lingue, secondo me, maggiormente rappresentative: italiano, ebraico, arabo e greco. Queste parole chiave mettono in comunicazione le persone. L’idea delle stele è partito dall’uniformare le civiltà con dei segni distintivi. Da lì l’idea si è evoluta con la rappresentazione di idiomi ed oggi, esposte al museo Pino Pascali, ho presentato intere parole. Un individuo guardando un segno o una lettera riesce a collegarsi immediatamente alla cultura di provenienza e questo fa partire inevitabilmente un dialogo. I conflitti nascono dall’ignoranza così il riconoscimento di un simbolo mette in atto il meccanismo di identificazione e dialogo con un’altra cultura. Queste stele sono strumenti comunicativi".

 

Avrebbe voluto esporre un altro tipo di opera?
"Mi piaceva molto l’idea delle pietre miliari. Delle pietre che segnano la distanza in un cammino. A me non interessa segnare la distanza, o meglio ancora mi interessa nello specifico la distanza culturale. È quella distanza che non conosce l’altro, ma se ho un cammino da fare, attraverso il cammino posso maturare un discorso di comunicazione con quelle culture. Nelle culture di tutti i popoli è presente il concetto di cammino, di pellegrinaggio. Si tratta di viaggi che ti permettono di maturare nella fede specifica ma anche nella fede personale; un viaggio di crescita personale; un percorso di collegamento con gli altri. Ci si mette in cammino per conoscere l’altro, per avanzare rispetto al segno I della pietra miliare. Il cammino, nell’arte, segna un percorso di innalzamento culturale di conoscenza al di fuori da me ma che mi appartiene perché appartiene all’umanità. Credo che dobbiamo recuperare un nuovo Umanesimo che metta la centro i bisogni delle persone in tutte le sue sfaccettature".


Perché proprio una stele?
"La stele rappresenta la verticalità, come se venisse fuori dalla terra, come se fosse un figlio della terra, infatti le stele esposte sono in crudo, non sono terracotta. Il “crudo” esprime la vicinanza più stretta alla Madre Terra, alla nudità, alla purezza, senza nascondimenti. Questo è un aspetto culturale: metaforicamente la nudità rappresenta la verità delle cose".


Pensando ai primi gesti dell’ISIS, la distruzione dei Beni Culturali e dei Musei, alle tre religioni monoteiste in guerra sin dalle loro origini. Il Pino Pascali sta offrendo la soluzione e l’occasione alla risoluzione dei conflitti: il dialogo…
"Il Pino Pascali, attraverso la figura della Direttrice del Museo Rosalba Branà, Antonio Frugis, attraverso il Responsabile al Progetto Culturale Puglia Tonio Lombardo e allo staff del Pino Pascali, hanno messo a disposizione il museo per il dialogo. La mostra stessa è uno strumento per il dialogo tra artisti e per eliminare la ruggine tra un mondo ed un altro. Per quanto riguarda l’ISIS, sto pensando ai momenti rivoluzionari, alla Notte dei Cristalli, alle squadracce fasciste, ai roghi di libri, ai talebani che bombardavano i templi buddisti; sto pensando a Mao che ha distrutto parte del suo patrimonio. L’arte è sempre stata colpita e la storia non ha insegnato un bel niente. Non ha ancora insegnato che l’arte è essa stessa la storia. Non ha insegnato che l’eliminazione dell’arte è un grosso peccato dal punto di vista religioso e un grosso errore dal punto di vista laico. Non semplicemente nei confronti della cultura a cui appartengono i beni culturali, ma nei confronti di tutta l’umanità che non potrà fruirne. L’arte ha la funzione di far venir fuori la parte di umanità che c’è in noi. Lo scopo di questa manifestazione è di tirar fuori da tutti questi popoli la parte di umanità che ancora esiste. Ricerchiamo un nuovo Umanesimo".

Il Pino Pascali di Polignano a Mare ospiterà la mostra “Convivium - Sotto lo stesso cielo” fino al 16 maggio 2016. Orari dalle 11.00 alle 13.00, dalle 17.00 alle 21.00. Lunedì chiuso. Prezzo del biglietto 2 euro. Per maggiori informazioni chiamare il numero 0804249534 o visitare il sito internet www.museopinopascali.it 

GIANLUCA GIUGNO