Venerdì 25 Settembre 2020
   
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Tra ricordi e cambiamenti, apre il Museo del Gioco

museo del gioco rutigliano (9)


Inaugurata la nuova realtà museale ideata dall'Istituto Aldo Moro. All'interno oggetti unici che hanno accompagnato i momenti ludici dei bambini nel corso dei decenni


Soldatini, giochi da tavolo, bambole di pezza e persino giornalini di fumetti: sono, questi, solo alcuni dei pezzi raccolti e che d'ora in poi arricchiranno il patrimonio museale rutiglianese all'interno del secondo circolo didattico "A. Moro", dove sabato 30 aprile è stato inaugurato il Museo del Gioco. "Sono particolarmente emozionato, perché questa giornata arriva dopo ben due anni di lavoro che ha coinvolto tutta la scuola", ha commentato il dirigente scolastico, il prof. Luciano De Chirico. "É nato tutto così, casualmente, osservando i bambini e il loro modo di giocare, i cambiamenti che il gioco ha subito nel tempo. Ed è stato impossibile non fare una riflessione: oggi, anche se insieme, i bambini di fatto giocano da soli. E allora, come poter fare per recuperare una dimensione comunitaria del gioco?". 

Il dirigente scolastico, il prof. Luciano De ChiricoUna stanza dei ricordi, dunque, ma non solo: accanto ai giochi di un tempo, quelli che si svolgevano per strada, nella semplicità della fantasia infantile, i primissimi oggetti che, fino a qualche decennio fa, costituivano un bene preziosissimo: trenini, macchinine, costruzioni di legno, bambole e tutto ciò che allietava i momenti ludico-ricreativi dei bambini. "Il gioco è un momento fondamentale, perché è attraverso di esso che si imparano le regole, i comportamenti, gli atteggiamenti dello stare insieme, ed è ormai risaputo quanto si possa apprendere e quanto si possa crescere attraverso quei momenti", ha ricordato il prof. De Chirico. "In una società che è sempre più spersonalizzante e portata - spesso - ad un individualismo esasperato, volevamo recuperare l'idea comunitaria del gioco e nello stesso tempo il raccordo con le generazioni passate, conducendo tutti a riflettere sulle storie e sui racconti legati ai giochi di un tempo. L'idea del Museo del Gioco è nata così, con l'obiettivo di ritornare all'essenza del gioco, oggi sempre più tecnologico e spesso non al servizio della crescita dei nostri bambini". 

L'assessore alle Politiche Sociali Anna AnconaUn vero e proprio salto indietro nel tempo, quando i giochi per strada erano inventati e l'unico principio era la creatività. E non a caso il Museo è dedicato al gioco e non al giocattolo: una scelta ben determinata perché "il giocattolo rappresenta uno strumento che serve per giocare, mentre il gioco è qualcosa che va oltre", ha puntualizzato il prof. De Chirico. "É interessante vedere quanto il gioco sia cambiato nel corso degli anni - ha ricordato l'assessore Anna Ancona, presente all'inaugurazione - e questo museo vuole coinvolgerci tutti nel ricordo e nell'immedesimazione di quei giochi che facevamo una volta. É lodevole un'iniziativa del genere, specie se presa da un circolo didattico. Spesso questi musei nascono per iniziativa dei Comuni, ma avere sul nostro territorio una realtà così importante ad opera di un istituto scolastico, non può che renderci tutti fieri e partecipi". 

Gemma Radogna e Pasquita ClincaA tagliare il nastro inaugurale del Museo del Gioco, non solo l'assessore alle Politiche Sociali Ancona, il sindaco dei ragazzi Giuseppe Petrera e il dirigente scolastico, affiancato dal corpo docente, da rappresentanti istituzionali nonché figure e personalità che hanno fatto la storia e la memoria dell'Aldo Moro, ma anche Gemma Radogna e Pasquita Clinca, che hanno seguito fattivamente e concretamente l'allestimento vero e proprio.

Sono ben quattro le sezioni che costituiscono il Museo: la prima dedicata ai mezzi di trasporto, la seconda alle bambole, la terza ai giochi da tavolo e l'ultima al fumetto. Nella prima sezione vi sono raccolti non solo pezzi rari di locomotive italiane, tedesche e francesi, risalenti al 1940 circa, ma anche diversi modellini che riproducono automobili di lusso, sportive e familiari, veicoli militari e macchine agricole. Nella seconda sezione trovano posto, invece, alcune riproduzioni in scala di case arredate e giochi realizzati con diversi materiali, bambole vestite di pizzi e merletti, passeggini e culle di una volta. Particolare e preziosa è la terza sezione, quella che ospita i giochi da tavolo, in cui sono accolti la battaglia navale, il classico gioco dell'oca, costruzioni di legno, biglie e persino il microcalcio meccanico, degli anni '50, che rappresenta il pezzo più antico del museo. Da un'antica cassettiera vengono fuori, invece, circa 250 numeri di "Topolino", che impreziosiscono la sezione dedicata ai fumetti, per accompagnare i bambini in un avventuroso e simpatico viaggio oltre la fantasia.

Fiore all'occhiello del museo è decisamente la collezione di soldatini, che rappresentano i diversi reparti dell'esercito americano, inglese e dell'antico Egitto, custoditi gelosamente nelle vetrine centrali dell'esposizione, a cui fanno capolino i plastici che riproducono l'accampamento indiano, il campo dell'esercito americano e un tipico spaccato del territorio del far west. Ce n'è per tutti i gusti e per tutti i giochi, insomma, perché fantasia e creatività, nel corso del tempo, non sono mai mancate. Dietro ogni pezzo custodito nell'Aldo Moro si cela, da oggi in poi, non solo una storia personale, quella che appartiene a ciascuno di noi, ma si racchiude anche un profondo ricordo, che attraverso il gioco comunitario rivive e riaffiora alla memoria, come se il tempo non fosse mai passato, come se il tempo si fosse fermato lì, quando ancora ci si scambiava le biglie e tutto nasceva così.

DOMENICA REDAVID

Il taglio del nastro

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