Mercoledì 15 Agosto 2018
   
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Il coraggio di ricominciare: il romanzo di Patrizia Rossini

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La promettente scrittrice torna, dopo 24 anni di insegnamento, nella sua Rutigliano per presentare una storia di violenza e cambiamenti

 

C'è un tipo di violenza, al giorno d'oggi, di cui non si parla. Non si fa fatica a nominarla, al contrario non la si nomina affatto, la si considera inesistente. Spesso la si circoscrive ad alcuni ambiti, a situazioni socio - familiari ben determinate, a volte la si giustifica, altre volte la si nega con tutta la forza. Eppure esiste, e continuerà ad esistere fino a che non la si chiamerà con il nome adatto: non è la violenza sulle donne, ma piuttosto la violenza degli uomini. Un argomento che oggi, più che mai, spaventa e tormenta, rimbalzato ormai alle cronache quotidiane. Scene di vita che si ripetono con i consueti ritmi, fino a che il meccanismo non si inceppa, fino a che l'equilibrio non si rompe, e tutto crolla. Ma parallelamente, esiste un altro tipo di violenza, ancor più subdolo, ancor più malato: è quello sui bambini, che non ha razze né religioni né motivazioni e che si perpetra fino a distruggere l'essenza di quegli anni su cui dovrebbe costruirsi l'esistenza umana.

Un tema delicatissimo, questo, di cui si sente parlare ogni giorno e che rappresenta il fulcro dell'ultima ed intensissima fatica letteraria di Patrizia Rossini, "Punto e a capo... in nome dell'amore", presentato nelle scorse settimane presso il secondo circolo didattico "A. Moro" di Rutigliano, in collaborazione con la Libreria Barcadoro. Un'ambientazione perfetta, quella scolastica, per parlare di violenza sui bambini perché é proprio lì che la Rossini, attualmente dirigente scolastico di una scuola di Bari Japigia, ha mosso i primi passi da insegnante, restandovi per ben 24 anni. Un ritorno atteso e sperato, quello dell'autrice, che al tavolo dei relatori si è confrontata con il dirigente scolastico Luciano De Chirico, con il prof. Nicola Valenzano e con lo psicologo Saverio Abbruzzese, i cui interventi sono stati moderati dal giornalista Gianni Capotorto. Una storia difficile e toccante, quella raccontata dalla Rossini nelle pagine del suo romanzo, che attraverso le parole e le testimonianze verosimili di diversi personaggi appartenenti alla sfera personale della protagonista, narra proprio la vicenda di Nina, partendo dai suoi sei anni. Un'età spensierata, quella a cui Nina appartiene, che per lei però rappresenta l'incubo della violenza, perpetrata ai suoi danni dal padre in maniera fisica e dalla madre in maniera psicologica. La violenza, insomma, è insita nel mondo di Nina, sembra una consuetudine, quasi un elemento imprescindibile dalla sua crescita, scostante e difficile, disagiata e sofferente. Ma è proprio questa sofferenza, con cui Nina dovrà fare i conti una volta superato qualsiasi limite, che la metterà davanti alla possibilità di scegliere di cadere per sempre, di frantumarsi e non ricomporsi più, oppure di ricostruire la sua esistenza, mettendo un punto a ciò che è stato di lei e ricominciando daccapo, dall'amore, da se stessa. Quello scavato nella vita di Nina, insomma, sembra un vuoto incolmabile, un passo verso l'inferno più profondo, fatto di segni e cicatrici e non si rimargineranno più. É il sintomo peggiore di ogni violenza, quello che nonostante gli anni e le vicende, nonostante la vita che continua a scorrere, non va più via. A Nina, così come alle tante Nine di cui si sente parlare ogni giorno, viene strappato il diritto più importante, quello ad essere amate. Al suo posto, c'è soltanto l'abbandono: non una sensazione, ma una certezza che di giorno in giorno si fa carico anche della sofferenza nei confronti del genitore non abusante, il cui ruolo di protezione viene irrimediabilmente a mancare. Sullo sfondo, tra sensi di colpa e responsabilità per le inesistenti provocazioni, Nina annaspa e affonda, per poi risalire con più forza di prima. Una storia sì, di dolore, quella affrontata dalla Rossini, ma che inneggia al coraggio della denuncia, del cambiamento e della rivalsa, nei confronti di una vita che appartiene all'essere umano in toto e che niente e nessuno può mai violare in alcun modo. 

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