Lunedì 18 Giugno 2018
   
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Addio a Michele Depalma, un protagonista dell’arte contemporanea, Maestro del colore e della luce.

michele depalma nel suo studio 01

 

L’artista si è spento il 17 giugno scorso, aveva 88 anni.

Michele Depalma, nato a Rutigliano il 22 aprile 1928, ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Napoli nei primi anni ’50, è stato discepolo, e successivamente assistente di Emilio Notte, figura di spicco del Futurismo Italiano. Oltre a Notte, alla sua formazione artistica hanno contribuito altre eminenti figure del milieu accademico partenopeo dell’epoca, quali Costanza Lorenzetti, Giovanni Brancaccio e Vincenzo Ciardo. Nella stessa Accademia, successivamente ricoprirà l’incarico di insegnante. Ha esposto alla Biennale di Venezia del 1956, alla Quadriennale di Roma e al Maggio di Bari del 1959; solo per citare alcuni traguardi della sua importante carriera artistica. Nel 1976 vince il concorso per la Cattedra di Pittura all’Accademia di Firenze, ma inaspettatamente, rinuncia al prestigioso incarico per tornare nell’amata Puglia. - “per me era impossibile dipingere senza la nostra luce”. In questa sua laconica risposta sul perché avesse preferito la terra natia ad altre più lusinghiere mete, c’è l’essenza della pittura di Michele Depalma. Michele aveva bisogno di mischiare la luce ai colori, non una luce qualsiasi, ma la “nostra luce”. Diceva: - “nelle mie tele c’è la luce del mio paese natio”.

Approda stabilmente a Monopoli dove vive a due passi dalla Cattedrale con l’amata moglie Lucia (memorabili i numerosi dipinti che la raffigurano). Con altri cinque artisti pugliesi fonda a Bari la Galleria “Centrosei”, per molti anni punto di riferimento per l’arte e la cultura in Terra di Bari.

E’ titolare della Prima Cattedra di Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Bari, sarà docente amato e stimato dell’Accademia barese fino al 1994.

Dal 2002 ha ricoperto in maniera impeccabile ed operosa l’incarico di Direttore del Museo Diocesano di Monopoli.

Dal novembre 2013 al marzo 2014 presso la Pinacoteca Provinciale “Corrado Giaquinto” di Bari, a cura di Clara Gelao, si tiene la mostra "Il labirinto della pittura: Michele Depalma. Opere 1950-2013", ampia retrospettiva monografica comprendente oltre cento opere. La mostra riscuote un grande successo di pubblico e di critica, stabilendo un vero e proprio record di presenze. E’ il suggello ad una vita dedicata all’Arte.

Questa in estrema sintesi la vita di Michele Depalma. A noi piace affidare il ricordo del Grande Maestro alle attestazioni di stima e i ricordi più cari di alcune persone che a vario titolo, hanno avuto la fortuna di condividere con lui parte della vita…

Michele Depalma, un Maestro che con le Sue intuizioni, le Sue Sperimentazioni, le Sue Opere ha segnato il panorama artistico italiano del ventesimo secolo. Artista di grande spessore Umano e Culturale, spesso critico verso se stesso con una introspezioni sincera, umile e vera come solo i grandi Uomini e i grandi Artisti sono capaci di avere. La mia consuetudine col Maestro data ormai dieci anni. Cominciò un itinerario fatto  di incontri, di valutazioni critiche, di scambi di opinioni e consigli del tutto personali che hanno consolidato e onorato la nostra Amicizia. E' del tutto superfluo ricordare quanto abbiamo realizzato insieme, grazie anche alla collaborazione di altri amici, ma certo una menzione particolare merita la grande Mostra Antologica del 2014 presso la Pionacoteca Provinciale di Bari a cura di Clara Gelao. Qualche giorno fa, in un momento di grande tristezza, salutando la cara Signora Lucia, Le ho detto: "mi mancherà un fratello maggiore". Di certo il Maestro mi mancherà, mi mancheranno le Sue telefonate serali, i nostri incontri del sabato ma di lui resterà imperituro in me  il ricordo di un Uomo e di un Artista  "perbene" e di un Amico vero e sincero.  Antonio Quaranta

Ho incontrato il Maestro Michele Depalma nel 1985 quando il Ministro della Pubblica Istruzione mi conferì l’incarico di Presidente dell'Accademia di Belle Arti di Bari. Allora come ora mi occupavo di psicoanalisi e dei linguaggi delle arti, di critica d'arte. Seguivo molti artisti e gallerie sia nella nostra terra che sul territorio nazionale  ed anche estero. Il prof. Michele Depalma, al quale avevo chiesto un incontro, mi invitò a Monopoli a casa sua e io, in un caldo pomeriggio d'estate, mi recai con la mia cinquecento  blu accompagnata generosamente da mia madre, a casa del Maestro. Cercai il vicolo e il numero dell' abitazione nel centro storico di Monopoli. Suonai  il campanello, erano le 16.30: Piena controra. La porta si aprì lentamente  e dinanzi a me vidi una lunga scala, e sul pianerottolo  ad attendermi il Maestro.  Mi chiese: " Scusi, chi è Lei? ". Gli risposi che come d' intesa avevamo un appuntamento. "Allora - mi rispose - Lei è la professoressa Fizzarotti, la nostra Presidente?"   "Si", gli risposi. " Perché ?" , continuai . E il Maestro: "Mi scusi, ma me l'avevano descritta diversamente. Anziana e bruttina"  e Io: " Deluso?” Il Maestro accennò un ampio sorriso: "No, sono assolutamente meravigliato. Lei è giovane e bella". Lo ringraziai  e in effetti avevo solo 35 anni, bella non so, non tocca a me dirlo. La bellezza è anche una questione soggettiva. E così con mia madre salii le scale e lo seguii nella sua meravigliosa casa, piena di storia e di opere. Mi presentò la dolce e bella Lucia, la sua amata  moglie. E poi cominciammo a parlare subito dei problemi in cui quel tempo versava l'Accademia di Belle Arti e anche dei meravigliosi progetti e splendidi docenti oltre alle strategie da perseguire per il potenziamento della Istituzione. Ebbe dunque da quel momento inizio un dialogo costante e fecondo durato sino a pochi giorni prima della sua dipartita. Michele Depalma è stato la mia guida in Accademia e il mio mentore. Di questo gli sono profondamente grata così come gli sono grata per avermi spesso invitato a recensire le sue mostre, a seguire  costantemente il suo lavoro, a presentare le sue rassegne.

Ed è cosi che sento di scrivere ancora che "Memorie, ricordi, emozioni e affetti tessono le Opere del Maestro Michele Depalma dense di immagini e colori, architetture della mente e del cuore.

Il Maestro dipinge forme nuove se pur celate nella natura proprie delle cose. Di qui il senso di un continuo mistero che deborda da Opere che infrangono le barriere del Tempo e dello Spazio mentre consegnano la creatura umana all’eternità."

Grazie Maestro. Santa Fizzarotti Selvaggi

Siamo tutti ancora un po’ sotto choc per la morte di  Michele Depalma. È vero, aveva 88 anni, ma la vitalità, l’entusiasmo, la voglia di sperimentare di un ventenne. Era come se il suo percorso artistico non dovesse finire mai, continuamente rinnovato, rimeditato, rialimentato, giorno dopo giorno, da una passione inesauribile e da una curiosità intellettuale davvero rara.

Ci mancheranno la sua indole un po’ scorbutica, ma nello stesso tempo incredibilmente affettuosa e generosa verso tutti, la sua gratitudine quasi fanciullesca verso chi gli dimostrava interesse e stima, la sua larghezza di vedute, il suo inimitabile rapporto con gli allievi (tanti) che avevano seguito le sue lezioni in Accademia. 

Ma, al di là di questo, Depalma ha segnato una tappa importante per l’arte italiana, ed è un peccato che circostanze contingenti e occasioni perdute non gli abbiano permesso di raggiungere quei traguardi di fama che sicuramente avrebbe meritato in un contesto diverso. Tanto che per lui potrebbe ripetersi, a distanza di quasi un secolo, quello che un illustre critico d’arte, identificabile probabilmente col pittore e critico romano Giulio Aristide Sartorio, diceva a proposito di un altro grande artista pugliese, Francesco Romano (Gioia del Colle 1880-1924): “Se quel vostro Depalma [la sostituzione è mia] fosse nato a Firenze, oh sarebbe oggi certamente una celebrità nazionale; in ambiente così favorevole, sarebbe stato secondato in tutti i modi; e ben lo meritava! – ma, ahimè, egli è nato laggiù, e voi altri, se non cercate i grandi centri, siete, in genere, sacrificati”.

Mi resta comunque l’orgoglio di avere realizzato fra il novembre 2013 e il marzo 2014, presso la PinacotecaMetropolitana(allora Provinciale) di Bari, col sostegno di amici e colleghi, l’unica grande retrospettiva a lui dedicata in vita, che portava l’intrigante titolo (pensato da Pietro Marino), Il labirinto della pittura. Michele Depalma. Opere 1950-2013.

Era un omaggio che la Puglia gli doveva, e che – ne sono certa – lo rese felice. Clara Gelao

Ho avuto il privilegio di frequentare Michele Depalma in maniera assidua negli ultimi cinque anni, nonostante ci fossero 45 anni di differenza tra noi, si è da subito instaurato un legame di vera e profonda amicizia. Durante i nostri incontri parlavamo dei suoi trascorsi artistici, dei suoi numerosi progetti in atto, mi mostrava fiero le bozze, gli schizzi e le idee che avrebbe trasposto sulla tela. Parlavamo di Rutigliano, e della nostra amata Napoli, e di come fossero cambiate (ahinoi in peggio) nel tempo. Ci confrontavamo sull’arte, sulle nuove tendenze artistiche, sulle mostre che c’erano in giro, parlavamo dei fatti di attualità. Era un piacere dialogare con lui. Michele era una persona molto colta, una figura molto simile all’artista rinascimentale. Ricorderò per sempre con piacere i nostri incontri-tipo… Dopo aver parlato nel soggiorno o nello studiolo al primo piano, e dopo aver sorseggiato un caffè o aver “spazzolato” in due un’intera stecca di cioccolata di cui era ghiottissimo, o un gelato in estate, arrivava il momento clou… salivamo allo studio ubicato al secondo piano. Salire quelle scale e accedere nel suo studio, nel suo mondo, pieno di luce e di colori, era sempre una grande emozione, non mi sono mai abituato all’idea, anche perché, c’era sempre qualche novità: un’opera appena finita o una tela quasi terminata sul cavalletto, e insieme la commentavamo. Diceva “siediti, non stare in piedi”, difronte al cavalletto c’è un vecchia sedia da regista, punto di vista privilegiato per le sue opere, a destra un finestrone con una vista unica sul campanile e sulla parte superiore della facciata della Cattedrale di Monopoli. Lì una rara alchimia puntualmente si compiva, il colore dei suoi quadri si fondeva per incanto con la luce magica che pervade lo studio. Diceva cose del tipo “che te ne pare?” questo l’ho terminato alle quattro di stamattina”… “aspetta, forse bisogna bilanciare questo rosso”, oppure, “questo giallo è troppo carico”… E allora prendeva il pennello, e con alcuni colpi magistrali della sua mano otteneva l’effetto desiderato, e il suo volto s’illuminava di soddisfazione, poi diceva, riponendo il pennello “Adesso è risolto!”. Beh questo credo sia un privilegio raro che in pochi hanno avuto, un ricordo che serberò per sempre tra quelli a me più cari. Ricorderò Michele per sempre, e insieme alla signora Lucia, e a tutte le persone che gli hanno voluto bene e l’hanno stimato, perpetreremo il ricordo dell’Uomo e dell’Artista. Ciao Michele, amico carissimo, vivrai per sempre nelle tue opere e nelle buone vibrazioni che i tuoi colori emanano. Nico Lioce

 

[Tratto da La Voce del Paese ed Rutigliano del 1 luglio 2016]

michele depalma foto di maurizio manchisi

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