Lunedì 15 Ottobre 2018
   
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LETTERA A D. LORENZO MILANI – BARBIANA (Fi) (decima parte)

Don_Milani

 

 

Più tardi tu confermerai la tua posizione nella Lettera ai giudici e ricorderai le crudeltà commesse dai soldati italiani durane la guerra di Etiopia in obbedienza ai telegrammi del duce Benito Mussolini che a Graziani in data 27.101935 ordinava: “Autorizzo impiego gas” e a Badoglio in data 29.3.1936 ribadiva: “Rinnovo autorizzazione impiego gas qualunque specie e su qualunque scala”. Non hai peli sulla lingua e coinvolgi nella condanna della supina obbedienza i volontari che in nome della Patria aiutarono il regime dittatoriale del generale Franco: “Erano corsi in aiuto d’un generale traditore della sua Patria, ribelle al suo legittimo governo e al popolo suo sovrano. Coll’aiuto italiano e al prezzo d’un milione e mezzo di morti riuscì a ottenere quello che volevano i ricchi: blocco dei salari e non dei prezzi, abolizione dello sciopero, del sindacato, dei partiti, d’ogni libertà civile e religiosa. Ancor oggi, in sfida al resto del mondo, quel generale ribelle imprigiona, tortura, uccide (anzi garrota) chiunque sia reo d’aver difeso allora la Patria o di tentare di salvarla oggi. Senza l’obbedienza dei “volontari” italiani tutto questo non sarebbe successo. Se in quei tristi giorni non ci fossero stati degli italiani anche dall’altra parte, non potremmo alzar gli occhi davanti a uno spagnolo. Per l’appunto questi ultimi erano italiani ribelli e esuli dalla loro Patria. Gente che aveva obiettato. Avete detto ai vostri soldati cosa devono fare se gli capita un generale tipo Franco? Gli avete detto che agli ufficiali disobbedienti al popolo loro sovrano non si deve obbedire?” I due testi li unirai in una unica pubblicazione dal titolo “L’obbedienza non è più una virtù. Documenti del processo di Don Milani, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze 1965. Dopo i due tuoi interventi si scatena il putiferio nell’opinione pubblica e sulla stampa non mancano calunnie ed ingiurie nei tuoi confronti: “Voi siete un prete ciarliero e provocatore. Ciò non si concilia con la vostra missione. E tanto più grave è il vostro procedere in quanto profittate dell’abito talare…. Non vi sembra che state abusando oltre ogni limite della pazienza altrui e della zimarra che ricopre il vostro flaccido sudicio corpo?... Uno dei tanti combattenti che avete offeso e che per ovvie ragioni non può firmare la presente, ma vuole esprimere così il suo risentimento, il suo rammarico per aver difeso in tempi lontani la missione dei preti, la religione, contro i provocatori delle funzioni religiose. Voi avete dimenticato, evidentemente, quando la gente avvinazzata ed ubriacata dalla propaganda sovversiva, entrava in chiesa con giacca sulle spalle e pipa in bocca! E’ passato tanto tempo e voi avete dimenticato tutto! Aggiornatevi prete Milani”. A dire il livore della polemica trascrivo due lettere che ti sono indirizzate: Ferrara 12.04.1965 Caro il mio Don Lorenzo Milani! Tu sei il più grande porco che la storia d’Italia annovera nei suoi archivi. Tu sei il verme più schifoso che si possa vedere. Quando uno come te si permette di scrivere in giornale comunista e per di più contro i combattenti Italiani ti devi vergognare,perché significa che ti vergogni di tua madre stessa,perché sei indegno di appartenere alle genti di questa nostra Italia, tu non puoi essere che un depravato se osi parlare male di tutti i combattenti d’Italia, e io sono uno di essi. Non illuderti caro mio che quello straccio che porti come veste ti possa salvare, erri piccolo verme schifoso, verrà anche per te l’ora che pagherai l’insulto dato a tutti i combattenti. Per tutto il male che fai agli ex combattenti tisputo in bocca maiale d’un prete Firmato un ex combattente d’Africa Invalido. 2. 1. 1966 Sotto la tonaca hai l’animo dei settari e il livore degli sciovinisti; per noi con o senza tonaca, con o senza paramenti sacri, sei degno solo di un pedatone e, sei i tempi lo vorranno, di una corda al collo. Amen per te.” Molto violenta era la critica di Antonio Pugliese pubblicata il 7 novembre 1965 sulle pagine del quotidiano Roma di Napoli con il titolo “Lettera a Marotta”: Ecco come a volte la violenza può trovare una sua giustificazione. Qui io sono di fronte ad un pazzo, ad un ignorante e ad un mascalzone. Posso io discutere con un individuo del genere?... Pazzo, dunque, ed ignorante ilo nostro don Lorenzo Milani. Ed anche mascalzone. Egli è, infatti, un irriconoscente. Dimentica o finge di dimenticare che molte guerre hanno avuto un sottofondo religioso, voglio dire che sono state fatte anche in difesa della religione. E come potevo io immaginare, io legionario nella Spagna, io che laggiù ho lasciato un po’ della mia carne e del mio sangue anche per difendere i preti, come potevo immaginare che un giorno un don Lorenzo qualunque, un cialtrone in pantofole, un maniaco del “dialogo”, uno sporco disfattista volesse insegnare ai miei figli che io che ho condotto al fuoco plotoni di soldati dovessi essere considerato “un paranoico da legare ben stretto”? Eh, no! Il pazzo è lui, e poiché i pazzi sono pericolosi non solo a se stessi, ma anche agli altri, egli è da togliere dalla circolazione. Con la galera o con l’ostracismo non importa. E se occorre, con un fracco di legnate…. Ne abbiamo ormai le tasche piene di questi falsi profeti, di questi sedicenti apostoli, di questi maniaci finti ingenui che continuano a vivere ed a prosperare perché quel pazzo di Mussolini ebbe la malaugurata idea di metter il Crocefisso nelle scuole e i don Lorenzo Milani sulle cattedre… Fuori dai piedi, dunque questi don Lorenzo Milani che scavano nell’animo dei nostri figli e li avvelenano”. Il 17 novembre 1965 sullo stesso giornale appare la lettera del Generale R. O. Guido Bauer che attacca P. Ernesto Balducci e ti qualifica come “ipocrita ed accanito difensore degli obiettori di coscienza” e approva l’iniziativa della quarta sezione penale del Tribunale di Roma che ti ha denunciato per direttissima “per apologia di reato”. Tu indirizzi al Generale Guido Bauer questa lettera di replica: Barbiana, 23. 11. 1965 Egregio generale, lei mi ha dato di ipocrita, pazzo,ignorante, mascalzone,disfattista e traditore, e lo ha fatto su un giornale. Se io la denunciassi lei andrebbe dentro per diffamazione e così libererei dei poveri soldati dal cattivo esempio di un ufficiale che ignora le leggi della Patria e il rispetto che deve ai suoi concittadini che sono tutti suoi eguali davanti alla legge e non inferiori. Inferiori son quelli che in discussione quando non hanno argomenti credono di poterli sostituire con ingiurie. Per esempio lei, il signor Pugliese e il direttore del giornale che ha ospitato i vostri scritti. Io invece per vostra fortuna non uso difendere le mie idee e la mia onorabilità cone le ingiurie e tanto meno con le denuncie. Stia dunque tranquillo perché non porterò in tribunale né lei né gli altri due. Quello che invece non posso rimediare è l’effetto che ha fatto la lettura della sua lettera sui miei ragazzi. I ragazzi sono portati a generalizzare e mi è difficile ora convincerli che non tutti i generali sono come lei. Saluti cordiali da me e dai ragazzi, suo Lorenzo Milani”. Nella tua autodifesa dal titolo “Lettera ai giudici” concludevi con questa riflessione: “Che io sappia nessun teologo ammette che un soldato possa mirare direttamente (si può ormai dire esclusivamente) ai civili. Dunque in casi del genere il cristiano deve obiettare anche a costo della vita. Io aggiungerei che mi pare coerente dire che a una guerra simile il cristiano non potrà partecipare nemmeno come cuciniere… A più riprese gli scienziati ci hanno avvertiti che è in gioco la sopravvivenza della specie umana. E noi stiamo qui a questionare se al soldato sia lecito o no distruggere la specie umana? Spero di tutto cuore che mi assolverete, non mi diverte l’idea di andare a fare l’eroe in prigione, ma non posso fare a meno di dichiararvi esplicitamente che seguiterò a insegnare ai miei ragazzi quel che ho insegnato fino a ora. Cioè che se un ufficiale darà loro ordini da paranoico hanno solo il dovere di legarlo ben stretto e portarlo in una casa di cura. Spero che in tutto il mondo i miei colleghi preti e maestri d’ogni religione e d’ogni scuola insegneranno come me. Poi forse qualche generale troverà ugualmente il meschino che obbedisce e così non riusciremo a salvare l’umanità. Non è un motivo per non fare fino in fondo il nostro dovere di maestri. Se non potremo salvare l’umanità ci salveremo almeno l’anima”. In vista del processo a Roma, cui hai pensato bene di non andare “oltre che per il motivo di salute anche per evitare la teatralità cui potrebbe dar luogo la mia presenza in aula e le possibili speculazioni comuniste”, non ti conforta tanto il pensiero del card. Florit che nella Lettera al Clero del 14 aprile 1965 aveva scritto: “E’ praticamente impossibile all’individuo singolo valutare i molteplici aspetti relativi alla moralità degli ordini che riceve”, quanto il suo aiuto concreto per le spese previste e tu rispondi con gratitudine: “Le sono molto grato del suo pensiero per le mie necessità. Non le nascondo che qui di soldi ce n’è bisogno sempre e che se vengono da lei m fanno più piacere di tutti gli altri perché i ragazzi mi vedono tangibilmente legato alla Chiesa che servo da ventidue anni come un cane fedele” (cf Lorenzo Milani, Lettere, pag. 275) Avrai come difensore di ufficio l’avvocato Alfonso Gatti e la prima udienza si svolge il 30 ottobre 1965 e tu al pastore valdese Santini che ti offriva la sua solidarietà dichiaravi: “Io non andrò a Roma perché sono ammalato, ma se fossi sicuro di trovare la piazza antistante il tribunale nereggiante di preti, mi ci fare portare in barella. Non per me, ma perché questo significherebbe che la Chiesa ha preso coscienza, tutta intera, del problema degli obiettori”. La seconda udienza è fissata per il 14 dicembre 1965. Il processo che ti vede imputato insieme al direttore di Rinascita Luca Pavolini si conclude il 15 febbraio 1966. Il pubblico ministero dottor Pasquale Pedote chiede la condanna per te a otto mesi di reclusione e per il tuo antico amico Luca a otto mesi e mezzo con questa motivazione: “Se è vero, com’è vero, che il modello del nostro vivere civile è la carta costituzionale, e se è vero come è vero, che questa è indice e guida di leggi da osservare e da seguire, ciò che l’imputato insegna ai suoi ragazzi urta contro i dettami della Costituzione cui tutti siamo tenuti a dare piena osservanza. Don Milani si è pertanto dimenticato, nella fattispecie, dell’art. 54 della Costituzione, il quale sancisce il dovere dei cittadini di rispettare le leggi; e come non esiste il diritto di resistere alle leggi così non esiste neppure quello di obiettare al dover del servizio militare, dove anzi si afferma che la difesa della patria è dovere sacro e inviolabile di ogni cittadino. Ricordo quel detto di provenienza americana, I care, che campeggia su una parete della scuola di Barbiana e che vuol dire – esattamente – “Mi preme, mi sta a cuore, m’importa”. Ma che cos’è, io chiedo a don Milani, che deve importare di più dell’osservanza, del rispetto di quelle leggi che, in uno Sato di diritto quale quello in cui viviamo, rappresentano le nostre garanzie civili? D’altronde, qui non è in discussione il problema dell’obbedienza, ma soltanto il problema dell’osservanza delle leggi: quelle leggi che don Milani ha violato andando oltre i limiti del suo innegabile diritto, il diritto alla critica”. (Continua...) Sac. PASQUALE PIRUL

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