Domenica 23 Luglio 2017
   
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"Senza via d’uscita", il dibattito sull'opera di Emma Dante

Curioso chi legge

 

Se due auto si incrociano in via Castellana Bandiera, una deve per forza cedere il passo. Parte da questo assunto il romanzo d’esordio della poliedrica Emma Dante, intitolato proprio via Castellana Bandiera, pubblicato da Rizzoli nel 2008 e poi trasposto in film, su regia della stessa autrice, nel 2013.

È una via che non dà scampo, quella in cui è ambientato l’intero romanzo. Siamo a Palermo, in una giornata di scirocco asfissiante, due auto si incrociano in quella via e nessuna vuole cedere. All’interno degli abitacoli delle due auto due mondi apparentemente diversi ma accomunati dal sentirsi estranei agli altri e forse anche a se stessi.

In uno c’è Samira, signora di origine albanese che abita in quella via con la famiglia del suocero, Saro Calafiore, capostipite di una famiglia assurda, sempre in guerra al suo interno e contro il mondo intero. Nell’altro c’è Rosa, milanese d’adozione con origini palermitane.

La prima è rinchiusa nell’abitacolo del proprio passato di violenze subite, sofferenze, fughe, disperazioni; la seconda è richiusa nell’abitacolo della propria omosessualità vissuta ma mai esplicitata, e quindi mai riconosciuta. Alle loro spalle una scommessa, ordita proprio da Saro, dagli esiti che sconvolgeranno ogni previsione.

Anche stavolta una pluralità di voci e letture differenti hanno animato la discussione del gruppo di lettura.
Ai più è parso che il romanzo ricalcasse temi e strutture da tragedia greca, con una forte esasperazione e con l’intento esplicito di portare alle estreme conseguenze i conflitti in scena. A qualcuno questo è piaciuto, mentre ad altri è parso sfociare in un sensazionalismo forzato e fine a se stesso. Fedele alla propria poetica, Emma Dante ha caricato eccessivamente personaggi, situazioni e linguaggio a tal punto darisultare persino disturbante, secondo alcuni, mentre per altri la narrazione è apparsa affascinante, una specie di celebrazione dell’esasperazione. E se per qualcuno è sembrato un affresco sociale tipico di alcune città meridionali, soprattutto nella descrizione della famiglia Calafiore e del suo perenne vivere grazie ad espedienti, per altri è sembrato una metafora dell’incomunicabilità, una specie di Aspettando Godot.

La lettura è stata vissuta con sentimenti opposti: chi l’ha trovata noiosa, chi piena di descrizioni sconnesse e faticosa; chi piena di luoghi comuni; chi potente e “cinematografica”; chi infine apprezzabile soprattutto per la sensazione di assaporare autenticamente un po’ di Sicilia.

Tutti concordi invece nell’attribuire simbolicamente alla via Castellana Bandiera significati connotati negativamente: non c’è via d’uscita, secondo Emma Dante, dalle strettoie del proprio passato e da certi legami incancreniti, specie quelli familiari.

 

Prossimo appuntamento:
Lunedì 6 febbraio con L’amico ritrovato di F. Uhlman, Feltrinelli (scelto per discutere temi inerenti la Giornata della Memoria)

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