LA LEGGENDA DEL SS. CROCIFISSO. SECONDA PARTE

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Altra memoria di un simile evento miracoloso accadde intorno al 1870: ci furono mesi e mesi di siccità che fece ingiallire e seccare il grano e le biade, si diede fondo ai pozzi rutiglianesi, e si iniziarono a sentire in maniera estremamente crudele i morsi della sete. Tre giorni prima dell’uscita in processione di penitenza della sacra e venerabile immagine del Crocifisso, la notizia venne divulgata in molti comuni vicini grazie a dei banditori, così accorse gente a migliaia: l’affollamento fu grandissimo, anzi immenso e commovente.

All’apparire della Immagine venerata sulla soglia della sua Chiesa, proruppe l’immenso popolo, nel numero di 10 mila, in un pianto dirotto, commoventissimo, generale come di un sol uomo.  Sul volto di ciascuno si leggeva la mestizia delle proprie sciagure e la speranza di essere soccorsi dal Cielo. Nel silenzio generale fu poi fatta la solita processione e deposto il SS. Crocifisso. Il parroco curato, Sign. Primicerio Chiaia predicò per otto giorni, come si fece nel 1709 e subito senza alcun indizio né di pioggia, né di tuono, si vide il cielo rannuvolarsi velocemente e realizzare una pioggia continua di più ore, copiosissima, benefica per i campi che come da morte a vita, rinverdirono.

 

“vorrei pur dire qualche cosa delle pregiate sembianze di questo Capo perfettissimo, ma son certo di non poterlo descrivere con quei necessari colori, con quelle naturalissime movenze, che tanto ci sogliono colpire i capolavori dell’arte, e che è sempre difficile riprodurre in parola.

Chi ha visto in Roma il capolavoro dell’arte scultoria, il Mosè di Michelangelo, potrà dirmi quanti aspetti diversi presenta quell’inarrivabile lavoro dell’artista italiano. Da ogni lato che lo si rimira, presenta esso un diverso atteggiamento. Se oso dire lo stesso del mirabil Capo di questo nostro SS. Crocifisso non mi si dirà certo la taccia di esagerato. Chi ne dubiti, può recarsi ad osservare la verità delle mie parole lì nella Chiesa, dove Egli risiede.”