Venerdì 16 Novembre 2018
   
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Rutigliano è davvero la città più ricca?

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Se guardiamo all’economia di Rutigliano secondo i dati che sono stati prodotti dall’Ipres (Puglia in cifre, 2012) possiamo verificare che l’economia di Rutigliano ha subito gli effetti negativi della crisi economica nel periodo tra il 2007 e il 2012. Nonostante la crisi l’economia di Rutigliano ha tenuto bene. Tra il 2007 e il 2013 sono stati persi solo 7,7 milioni di euro pari al 3,6% del Pil.

In realtà quello che colpisce dell’economia rutiglianese non è solo la sua capacità di resistere alle crisi ma anche la sua composizione particolare.

Infatti una parte fondamentale del prodotto interno lordo è derivante dall’agricoltura. La partecipazione dell’agricoltura al prodotto interno lordo varia tra il 19,2% del 2007 al 18,8% previsto per il 2014. Inoltre possiamo verificare che anche il settore delle costruzioni è sottorappresentato rispetto all’economia dell’area della provincia di Bari. Il prodotto interno lordo derivante delle costruzioni varia tra il 4,8% del 2007 al 4,9% del Pil del 2014. Molto presente è anche il settore dell’industria che varia dal 21,0% del 2007 al 19,5% previsto per il 2014. Molto basso è invece il valore della partecipazione dei servizi all’economia rutiglianese. Il valore dei servizi varia infatti dal 56,1% del 2007 al 55,5% previsto per il 2014.

La particolare composizione del prodotto interno lordo dell’economia rutiglianese potrebbe essere esplicativa della capacità dell’economia rutiglianese di resistere alla crisi economica. La centralità dell’agricoltura e la bassa performance del settore delle costruzioni potrebbero dare all’economia rutiglianese una capacità di essere resistente alle crisi economiche. Tuttavia nella composizione del Pil rutiglianese vi sono anche degli elementi che possono far comprendere come l’economia rutiglianese potrebbe svilupparsi se performasse in linea con i paesi a maggiore reddito procapite della provincia di Bari.

In modo particolare possiamo verificare che le economie performanti hanno una struttura del prodotto interno lordo nella quale la voce relativa ai servizi tende ad essere vicina al 70%. Occorre considerare che il settore dei servizi riguarda le imprese commerciali, i liberi professionisti ovvero tutte quelle attività che si possono ricollegare all’esistenza di una “classe media” che svolge “lavori intellettuali” o che si assume “ il rischio dell’impresa” e che sono legati all’economia della conoscenza e al commercio. Lo sviluppo dell’economia dei servizi è fondamentale anche per incrementare la velocità di circolazione della moneta insieme con la crescita della quantità monetaria scambiata. Lo sviluppo dell’economia dei servizi consente anche di remunerare professionalità e competenze a maggiore intensità di capitale di conoscenza. Inoltre lo sviluppo dell’economia dei servizi richiama alla centralità dello svolgimento dell’attività cittadina e può essere considerata come una politica economica endogena volta al rafforzamento delle virtù e dell’impegno civili.

Dobbiamo anche considerare che il settore dei servizi può essere insieme all’industria legato all’agricoltura attraverso il turismo, con l’agriturismo e l’agroindustria,  realizzando una grande sinergia tra i settori produttivi presenti nell’economia rutiglianese. Se gli imprenditori rutiglianesi sviluppassero il settore dei servizi il prodotto interno lordo potrebbe crescere di circa 25-27 milioni di euro all’anno. Risorse che potrebbero consentire all’economia rutiglianese di arrivare tra le prime 10 economie del sud est barese per pil procapite.    

L’economia di Rutigliano ha quindi una grande capacità di difendersi rispetto alle crisi economiche. Tuttavia l’economia rutiglianese potrebbe essere sottodimensionata per via della capacità reddituale presente nel settore dei servizi e che ancora non è stata sfruttata. Esistono quindi grandi possibilità di sviluppo per l’economia rutiglianese che la politica economica potrebbe rendere più fruibili per i cittadini.

 

RICHIAMO

Redditi potenziali nel settore dei servizi, non ancora pienamente sfruttato.

 

 

2007

2008

2009

2010

2011

2012

2013*

2014*

2015*

2016*

AGRICOLTURA

19,2

18,5

17,7

17,8

18,8

18,8

18,8

18,8

18,8

18,8

COSTRUZIONI

4,8

4,7

4,1

4,1

4,8

4,3

4,8

4,9

4,9

4,9

INDUSTRIA

21,0

19,8

16,4

16,4

20,8

18,5

18,3

19,5

20,5

21,4

SERVIZI

56,1

55,4

53,8

53,8

55,6

55,2

55,3

55,5

55,6

55,7

Composizione del Pil in percentuale (dati Ipres, 2012)

 

 

 

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