Venerdì 16 Novembre 2018
   
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Amianto: picchi di morte attesi per il futuro. A quando la bonifica?

Circonvallazione e Strada Lama Mosca C.da Castiello

“Il tempo passato impone un’accelerazione delle cinetiche di risposta che coinvolgano l’intera popolazione pugliese evitando l’esposizione ad ulteriori rischi che oggi provengono dal progressivo deterioramento dei materiali contenenti amianto, che usurandosi liberano fibre. E’ una lotta contro il tempo che va affrontata con senso di responsabilità e con spirito partecipativo per la soluzione di un problema che interessa tutti noi ed i nostri figli”: è quanto si legge in una nota introduttiva del Piano regionale definitivo di protezione dell’ambiente, decontaminazione, smaltimento e bonifica ai fini della difesa dai pericoli derivanti dall’amianto in Puglia 2014-2023. Ripercorriamone i punti più importanti. L'amianto nell'immaginario collettivo si configura ormai come una parola oscura, sinonimo di male incurabile, morte. Un insieme di lettere che spaventano, sillabe che ricordano il disastro ambientale delle discariche abusive, “colui che non deve essere nominato”.

In cosa consiste la sua pericolosità? Nella capacità di rilasciare fibre potenzialmente inalabili dall'uomo; per questo, fondamentale è il suo stato di conservazione: qualsiasi tipo di sollecitazione meccanica, eolica, da stress termico, dilatamento per effetto di acqua piovana può provocare il disperdersi di queste fibre nell'ambiente circostante. Qualsiasi luogo può esserne contaminato, deve fare i conti con la diffusione incontrollata di tali terribili sostanze chimiche.

Cosa ne ha favorito la diffusione negli anni passati? La risposta a tale interrogativo è semplice e nota ai più: una buona resistenza all'azione di agenti chimici e biologici, alla trazione, all'usura, alle temperature elevate, nonché il basso costo, hanno fatto sì che l'amianto fosse ampiamente utilizzato, soprattutto nel campo dell'edilizia, dell'industria e dei trasporti.

Nel nostro paese l'apice del suo impiego si è avuto negli anni che vanno dal 1960 al 1990, in corrispondenza del boom economico, pur essendo l'amianto ampiamente utilizzato a partire dal 1890. Nel 1983, in accordo con una direttiva CEE, ne è vietata l'applicazione in edilizia. Solo nel 1992 viene proibita la produzione e il commercio di manufatti contenenti amianto, con la conseguente cessazione di tutte le attività di estrazione, importazione ed utilizzo: diviene finalmente e purtroppo chiaro a tutti il rischio morbigeno indotto dalla inalazione delle polveri e fibre di tale sostanza.

Sul versante della salute, le statistiche epidemiologiche informano che ogni anno nel mondo muoiono oltre 120.000 persone per malattie riconducibili all’amianto: dato che tradotto in termini diversi può essere espresso con una morte ogni 5 minuti. Mentre un recente studio dell’Istituto Superiore di Sanità indica che il picco di mortalità per amianto avverrà tra il 2015 e il 2020. Tali previsioni derivano dai trend di utilizzo dell’amianto e dai tempi di latenza delle patologie: infatti occorre considerare che, con il passare del tempo, i materiali che lo contengono vertono in condizioni di graduale e crescente deterioramento che a sua volta libera fibre che aerodisperdendosi costituiscono la principale minaccia per la salute umana; inoltre il periodo di latenza per il mesotelioma, la principale neoplasia maligna dovuta all'amianto, con prognosi decisamente infausta, varia dai 30 ai 40 anni.

Per quanto riguarda la distribuzione sul territorio pugliese, dall’analisi dei dati del COR Puglia, emerge che per le province di Bari e Taranto si registra un eccesso di casi rispetto sia alle altre province pugliesi e sia ai dati nazionali. L’analisi della frequenza annua di casi di mesotelioma occorsi in Puglia dal 1988 al 2009 mostra sia per il sesso femminile sia per quello maschile un aumento della frequenza, evidenziando una tendenza tuttora in crescita. Le stime orientative dei quantitativi di amianto in Puglia, riportate sul Piano regionale definitivo di protezione dell’ambiente, decontaminazione, smaltimento e bonifica ai fini della difesa dai pericoli derivanti dall’amianto in Puglia 2014-2023, ci dicono che la provincia di Bari presenta la percentuale di amianto più alta rispetto alle altre Provincie, pari al 28,95% per una superficie totale di 506.595,82 mc.

Necessari diventano gli interventi di bonifica, le azioni di risanamento e via dicendo, con cui si entra in un tunnel di burocrazia e spese, incentivi regionali, leggi: un tunnel tanto terrificante quanto ciò di cui ci si vuole liberare. I proprietari degli immobili contenenti amianto hanno l'obbligo di comunicare alla propria ASL competente i dati relativi alla presenza del materiale, come stabilisce l'articolo 12 comma 5 della legge 257/92. A questo punto l'ASL dovrà provvedere al censimento e alla valutazione del rischio, individuando la pericolosità del manufatto e valutandone il rischio di deterioramento. Ci si può rivolgere anche ad una ditta specializzata in rimozione e smaltimento amianto.

Quanto costa smaltire l'amianto? Non ci sono costi fissi, a parte le spese per le pratiche ASL e il trasporto, poiché ogni caso va valutato secondo le sue difficoltà e in base alla quantità e alla tipologia dei manufatti, quali, ad esempio, lastre, cassoni, tubi o canne fumarie. La discarica autorizzata riceve tali materiali già inertizzati e confezionati e si occupa in maniera definitiva del sotterramento in siti autorizzati, perché l'amianto non può essere recuperato, ma solo smaltito.

Per quanto riguarda gli incentivi per lo smaltimento, la questione risulta essere complessa e varia da Regione a Regione. Importanti sono le detrazioni fiscali, previste principalmente dal decreto “Salva Italia”. Per quanto riguarda la Puglia, proprio a marzo di quest'anno, la Regione ha aperto un bando ed ha messo a disposizione fondi pari a € 982.179,97 di cui € 633.213,00 per sostenere i Comuni pugliesi nelle attività di rimozione e smaltimento di rifiuti illecitamente abbandonati su aree pubbliche con prevalenza di manufatti in amianto e € 348.966,97 per favorire la rimozione e smaltimento di manufatti in amianto presso aree private. Questo bando prevedeva la possibilità di ottenere fino a € 110.000,00 (fra le due tipologie di azione) a fronte di un cofinanziamento comunale pari ad almeno il 30%. Tra i requisiti fondamentali per l’ottenimento dei finanziamenti vi era l’aver denunciato oppure segnalato, in via prioritaria entro l’anno 2013, tali situazioni ed avere giustificazione probatoria in tal senso.

 

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