Domenica 18 Novembre 2018
   
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Immigrati, diritti e integrazione. La Cgil unisce i popoli. La comunità Albanese sottolinea l’assenza dell’Amministrazione Romagno

Filippo Masotti

 

Il tema scottante dell’immigrazione, ormai onnipresente nella cronaca nazionale ed internazionale torna ad essere affrontato a Rutigliano con un incontro organizzato per il pomeriggio del 18 Novembre dal sindacato CGIL per la sezione rutiglianese.

Il sindacato da sempre al fianco dei lavoratori apre le porte della Sala Consigliare del Comune di Rutigliano alla componente di provenienza extranazionale. Prendono parte alla conferenza numerosi spettatori di etnia albanese ed indiana, tutti residenti e molti cittadini rutiglianesi.

  Il tema caldo toccato in questo incontro è all’apparenza molto sintetico ed esplicativo ma nasconde in realtà una moltitudine di aspetti inediti: Immigrazione e Lavoro.

  Oratori, ospiti speciali di questo incontro, sono: Filippo Masotti, Responsabile del Comitato iscritti Cgil del Comune di Rutigliano; Rezarta Celiku, Responsabile del dipartimento Politiche dell’Immigrazione; La Dottoressa Letizia Carrera, sociologo presso l’Università degli Studi di Bari “A.Moro”; Ermal Dredha, Console Generale della Repubblica d’Albania; Kurosh Danesh, referente dall’Ufficio Politiche dell’immigrazione Cgil Nazionale; Giuseppe de Leonardis, Segretario Generale FLAI Cgil Puglia. Grande assenza avvertita dagli oratori e dagli spettatori è quella rappresentata dalla sedia vuota del sindaco Roberto Romagno e di qualsiasi sostituto della figura istituzionale. Una mancanza che potrebbe essere significativa e che sicuramente è stata avvertita da tutti.

  L’incontro con gli illustrissimi ospiti si apre con un doveroso quanto caloroso benvenuto da parte del responsabile rutiglianese Filippo Masotti che passa la parola a Rezarta Celiku.

  La Celiku introduce nel proprio intervento alcuni dei temi ricorrenti strettamente legati alla parola immigrazione, come ad esempio il tema del permesso di soggiorno, concetto di congiunzione tra immigrazione e lavoro. Secondo la legislazione italiana, infatti, il “pezzo di carta” oggi puramente multimediale, è accessibile unicamente ottemperando ad uno dei capisaldi di una dignitosa vita civile. Un immigrato può richiedere cittadinanza avendo lavoro stabile nella nazione ospite. Un concetto non sempre osservato pedissequamente e alla luce del sole, non per la mancanza di occupazione tra i migranti quanto per la poca lealtà da parte di molti datori di lavoro che, per ammortizzare le spese della ghigliottinante tassazione italiana, non regolamentano il lavoro incorrendo troppo spesso nel salariato nero. Rezarta Celiku insiste, inoltre, sul concetto di Integrazione. “Integrazione vuol dire anche partecipare alla società, lottare per i propri diritti senza tralasciare l’osservanza per i doveri”.

  Il concetto di Integrazione è ripreso dal successivo ospite, Letizia Carrera. “Mi fa paura la parola integrazione perché molto spesso viene utilizzata male” dichiara la dott.ssa Carrera come forte introduzione al suo discorso. La parola integrazione viene intesa-secondo Letizia Carrera- come perdita della propria particolarità, tradizione, cultura fino ad uniformarsi a convenzioni dettate dalla società ospite, a conformarsi e a perdersi. Si potrebbe invece parlare di Combinazione, unendo le diversità, le particolarità fino a creare un agglomerato di bellezze culturali. L’immigrazione non è un tema che va affrontato da solo, ha bisogno di una doverosa contestualizzazione. Troppo spesso i migranti sono stati additati ed usati come capro espiatorio, dati in pasto al popolo medio e classificato come origine dei mali che qualcun altro ha commesso. Questo è successo con i meridionali anni fa ed ora accade con gli extracomunitari. Vengono investite troppe poche forze alla ricerca di una soluzione (che sia anche lavorativa) e ne vengono impiegate decisamente troppe nel fomentare l’odio e la paura. La dott.ssa Carrera, collaboratrice del sindaco di Bari sul tema dell’urban center, insiste su un ultimo nodo cruciale: La politica italiana pecca in un elemento fondamentale. Tratta temi importanti senza coinvolgere i diretti interessati, senza conoscere a pieno le realtà su cui si discute, ricadendo facilmente in soluzioni errate fondate su preconcetti. Secondo il sociologo dell’Università degli Studi di Bari, occorre creare un collegamento, un filo diretto tra immigrati e il “tavolo delle grandi decisioni”.

  La voce del successivo oratore è scandita da parole pronunciate da accenti insicuri, da chi quasi certamente in Italia non è nato ma padroneggia abbastanza la lingua tricolore da poter essere capito perfettamente. Una rappresentanza solida della Repubblica d’Albania e evidente punto di riferimento dei presenti nella Sala Consigliare. Ermal Dredha, console generale della Repubblica d’Albania spende qualche parola per ricordare a tutti il ruolo della “minoranza” albanese in Italia, della storia della migrazione di questo popolo, di dati che vedono in Puglia la più grande componente albanese, nella provincia di Bari il numero più elevato e nei paesi di Rutigliano e Noicattaro la densità di popolazione maggiore. Le parole spese in questo incontro parlano di gratitudine verso l’Italia. Gratitudine. Una parola che raramente si sente in questi ambiti ma spesso risiede nei cuori di chi dopo sforzi e lavoro è riuscito a ripartire risorgendo dalle ceneri. La gratitudine albanese rivolta all’Italia è data dalla grande opportunità offerta ai profughi del ’91 e dell’opportunità offerta alla stessa Nazione d’Albania, dacché l’Italia rappresenta il terzo paese in Albania per investimenti in loco.

  Arriva a questo punto l’intervento degli spettatori, decine e decine di astanti che sul tema dell’immigrazione e dei problemi che comporta hanno più di vent’anni di vita da raccontare. Una osservazione sollevata da uno spettatore riporta a galla una verità scottante, un intervento che lascia quasi sgomenti gli ospiti: “Noi siamo qui da più di venti anni, ci siamo integrati, è vero, ma l’abbiamo fatto solo grazie alle nostre forze e alla gentilezza dei nostri compagni italiani. Il Comune, le istituzioni, non hanno mai fatto niente per noi, e questo lo dimostra il fatto che né il sindaco né l’amministrazione è venuta qui ad ascoltare cosa abbiamo da dire”. Una verità inattaccabile a cui non si può far altro che abbassare la testa e prendere atto del disagio di questa lacuna amministrativa.

  Il microfono si accende, in seguito, per Giuseppe ‘Peppino’ De Leonardis, segretario generale Cgil Puglia. De Leonardis spiega più nel dettaglio il perché di questo incontro. Il 18 novembre in tutte le piazze ed i centri abitati italiani è in atto un’azione coordinata dalla Cgil in ottica del prossimo passo del sindacato nazionale, uno sciopero generale durante tutta la giornata del prossimo 5 dicembre  contro le politiche economiche che il governo Renzi sta attuando.

  L’ultimo intervento è dedicato al referente per le politiche dell’immigrazione della Cgil Nazionale, Kurosh Danesh. Dati alla mano, ci sarebbero più italiani in fuga dalla nazione che migranti che cercano opportunità nella penisola. Gli italiani in fuga non sono rappresentati unicamente dal fenomeno della “Fuga di Cervelli”, molti infatti cercano lavori umili all’estero. Quello che stiamo vivendo, secondo Danesh, è un cambiamento epocale. Un cambiamento mondiale. Per quanto riguarda il tema ricorrente, oggi più che mai dopo i recenti avvenimenti di Tor Sapienza, della furia xenofoba europea, la risposta del referente Cgil è: “in questi momenti bui è difficile parlare alle menti del popolo con lucidità, è più facile parlare alla pancia”.

  Il punto di incontro tra comunità immigrata e italiana si conclude con qualche rimando ironico da parte degli spettatori albanesi che scherzano a proposito dell’amichevole Italia-Albania che si sarebbe giocata a Genova solo poche ore dopo l’incontro Cgil e il motto speranzoso del ‘padrone di casa’ Filippo Masotti: “Restiamo uniti nella battaglia perché solo se rimaniamo uniti possiamo volare in alto”.

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