Domenica 18 Novembre 2018
   
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Boccardi: "Il PD prosegue una corsa solitaria"

Rutigliano-il pd prosegue la sua corsa solitaria-Il senatore turese dott. Michele Boccardi

Articolo pubblicato su “La Voce del Paese” in edicola la settimana scorsa

L'Italia è un paese che affonda. L'intervento del senatore turese nella seduta di mercoledì

Riportiamo integralmente l'intervento del Senatore Michele Boccardi nella seduta del 23 settembre. A questo sono seguiti gli applausi del senatore Serafini e le congratulazioni di tutti.

"Signora Presidente, onorevoli colleghi, con trepidazione ho varcato la soglia di quest'Aula circa quindici giorni fa e con una punta di emozione mi cimento in questo primo intervento che ha una importanza fondamentale per quanto riguarda la nostra Costituzione.
Per il ruolo che ricopriamo abbiamo, un lavoro immane da fare con responsabilità e coscienza, perché a mio parere da noi dipendono la sopravvivenza delle persone, dei loro sentimenti, della loro vita quotidiana ed il futuro della nostra Nazione.
Senza fare dietrologia che fumeggia intrighi di palazzo, attizzando la sterile polemica, è sotto gli occhi di tutti l'incrollabile volontà del Governo e di una parte consistente del PD di proseguire in una corsa solitaria, senza confronto né condivisione, cimentandosi così in acrobatici giochi di palazzo o segreterie politiche, mentre il Paese sta affondando nella totale indifferenza politica, civile ed istituzionale.


Con questi comportamenti si dà un'immagine, a mio modo di vedere, poco edificante. Si litiga su tutto, e queste modifiche costituzionali, anziché rispecchiare un lungo, approfondito e costruttivo dibattito, così come fecero i nostri padri costituenti, sono segnate da scontri permanenti tra partiti e soprattutto all'interno del partito di maggioranza, mentre, nel frattempo, piccole e medie imprese falliscono o chiudono, aumentano i disoccupati, cresce l'esercito di giovani o ultracinquantenni senza lavoro o di quelli sfiduciati che rifiutano addirittura di cercarlo.


Questo Governo, che avrebbe l'obiettivo di trasmettere una carica positiva di giovanile entusiasmo e dinamismo futurista, non può poi approvare un disegno di legge ibrido in merito alle prerogative del Senato, non curandosi degli errori e delle contraddizioni presenti in questa riforma che riguardano la natura, la composizione e la funzione.
Ne voglio - se me lo permettete - sottolineare tre. La prima contraddizione riguarda le funzioni del Senato: se in una prima fase si era trovato il giusto equilibrio fra le funzioni tra Camera e Senato e, con l'autonomia necessaria per esercitare la funzione di controllo, si era in grado di recepire le istanze delle Regioni e dei Comuni, a causa delle modifiche è stato stravolto questo equilibrio, cancellando di fatto le prerogative del Senato e delle Regioni, eliminando ogni funzione di raccordo e controllo.


Al Senato non rimane che una funzione di partecipazione in quelle che erano di sua diretta competenza, risultando, così, una mera appendice della Camera dei deputati.
La seconda riguarda l'elettività del Senato: eleggendolo in maniera indiretta, non ci sarebbe nessuna possibilità di scelta e nemmeno di conoscenza da parte dell'elettore.
Soffermandomi anche sulle modalità di scelta degli elettori per le Città metropolitane, inizio seriamente a pensare che la volontà di estromettere il popolo dalla possibilità di scegliere direttamente i propri rappresentanti sia una fisima, ormai, di questo Governo.
Il risultato della legge che abolisce le Province, poi, è sotto gli occhi di tutti: si è solo registrata una moltiplicazione di costi e di poltrone, dando vita pertanto a una riforma dannosa, che inganna l'Europa e gli italiani, con il risultato di far lievitare i costi della politica e cancellare la partecipazione dei cittadini.


Quanto alle materie concorrenti, il Senato, considerate le sue funzioni in questa nuova versione, risulta un vero e proprio circolo ricreativo con i suoi costi inutili. L'articolo 1 e l'articolo 10 del disegno di legge in esame, in particolare, hanno subito ingenti modifiche nel passaggio alla Camera dei deputati, tutte nel senso di una drastica riduzione delle funzioni, legislative e non, attribuite al Senato in prima lettura. Non sono più di competenza autonoma e/o esclusiva, infatti, tutte quelle funzioni di valutazione, verifica e controllo, proprie di una Camera svincolata dal rapporto fiduciario con il Governo, condannando così la Camera alta ad una costante subalternità rispetto alle decisioni della Camera dei deputati. Il testo approvato in prima lettura, pur con alcuni difetti, rappresentava a mio avviso una riforma equilibrata. Nel combinato disposto di questa riforma, invece, si consente ad un solo partito di esercitare un potere incontrastato, non solo all'interno della Camera dei deputati, ma nei rapporti tra Camera e Senato, in quelli tra Stato e Regioni, nell'elezione del Presidente della Repubblica e, infine, nella composizione della Corte Costituzionale.


Potrei continuare a lungo, ma ritengo che sia più importante sottoporre all'attenzione di questa somma assise un altro aspetto, o meglio - perdonatemi - un quesito: siamo veramente convinti di poter risolvere i problemi della gente che soffre, che non ha un lavoro, che non può mangiare, partendo da una riforma costituzionale, litigando per la stessa per mesi e paralizzando quelle che dovrebbero essere le riforme strutturali, come gli sgravi fiscali, gli incentivi, le incentivazioni alle aziende, cavalli di battaglia di questo Governo? Vi invito pertanto a profondere ogni utile sforzo perché si trovi una strada condivisa sulle questioni importanti, superando le divisioni. In questa drammatica situazione, occorre un percorso comune, utilizzando soprattutto un linguaggio comune. Si è discusso a lungo di questo provvedimento, ma ragionare non significa soccombere alla logica dei numeri. Oggi la politica viene percepita come criptica, astiosa, autoreferenziale, cinica e fredda. Sforziamoci di inserire nel vocabolario della politica termini come «partecipazione», «coinvolgimento», «confronto». Se riusciremo a trovare una strada condivisa su queste importanti questioni, di noi diranno che siamo stati quella generazione che, con spirito di responsabilità, ha saputo indicare una nuova strada, perché animati dallo spirito di comune appartenenza a una nazione che ha trovato la forza di reagire in un momento di grande difficoltà. In caso contrario constaterò, mio malgrado, che siamo di fronte ad un muro, nell'epoca in cui in Europa e nel mondo stanno cercando di abbattere qualsiasi tipo di muro, perché hanno capito che siamo uniti da un comune destino, che sarà di fiducia e speranza, solo se sapremo incontrarci sulle cose che uniscono, mettendo da parte quelle che ci dividono".

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