Mercoledì 14 Novembre 2018
   
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Anche a Rutigliano c’è il Servizio Antiviolenza

Rutigliano- servizio antiviolenza il melograno

Articolo pubblicato su “La Voce del Paese” in edicola la settimana scorsa

Presentato ufficialmente “Il Melograno”, utile a combattere ogni forma di violenza

 Martedì 13 Ottobre, presso la Sala Consiliare del Comune di Mola di Bari c’è stata la presentazione del Servizio Antiviolenza “Il Melograno”. Il servizio - già operativo da Maggio 2015 - oltre ad esser presente nei Comuni di Mola di Bari e Rutigliano, è presente anche nel nostro Comune. Il servizio è gratuito e anonimo, e accoglie le vittime di ogni forma di violenza il mercoledì dalle ore 10.00 alle ore 12.00 in via Pietro Nenni, 11. Il Servizio Antiviolenza ha un numero telefonico sempre attivo, che è lo 080/4953712.

Dopo i saluti istituzionali del primo cittadino del Comune di Mola di Bari, è la dott.ssa Marika Massara - coordinatrice del Servizio Antiviolenza “Il Melograno” - a spiegarci di cosa si occupa, in concreto, suddetto servizio, partendo dal concetto di violenza sulle donne. “La violenza sulle donne è una violazione dei diritti umani ed è una forma di discriminazione contro le donne, che provoca o è suscettibile di provocare danni e sofferenze sia di natura fisica ma anche sessuale, psicologica, economica. Nel concetto di violenza sono comprese anche le minacce di compiere tali atti, la coercizione o la privazione della libertà”.

Al Servizio Antiviolenza si accede in due modi: le donne possono rivolgersi autonomamente al servizio recandosi alla sede presente nel proprio paese, senza prendere appuntamento, oppure su invito a rivolgersi a tale servizio da parte dei Servizi Territoriali, quali quelli comunali come ASL, Consultorio, le Forze dell’Ordine e gli ospedali.

L’equipe del Servizio Antiviolenza è formata da un’assistente sociale, un’educatrice professionale, psicologhe e psicoterapeutiche, e un avvocato. Compito dell’equipe è quello di definire come bisogna agire a seconda dei casi, e quindi elaborare un progetto - che può esser modificato - finalizzato all’uscita della donna dalla violenza.

Fondamentale è il lavoro di accoglienza e ascolto delle donne che subiscono violenza, perché spesso la donna che subisce violenza non è creduta dai suoi confidenti, quindi si cerca di allearsi con queste, provando a non farle sentire giudicate. In questa fase l’assistente sociale ascolta e rassicura la donna, illustra il servizio del centro e chi vi opera, rileva e approfondisce i bisogni - che possono essere sia espliciti che impliciti - e cerca di capire qual è l’effettivo rischio che la donna sta correndo, se ha dei figli, se ha genitori o parenti su cui poter contare. Successivamente l’equipe si riunisce e decide come bisogna agire.

Necessaria è la figura dell’educatrice perché le donne hanno bisogno di un percorso educativo e relazionale finalizzato al reinserimento familiare, sociale e lavorativo. Spesso il maltrattante ha messo in isolamento la donna e quindi il servizio sostiene questa affinché recuperi la sua autonomia, inevitabilmente persa dopo anni di violenza.

La psicologa o psicoterapeuta aiuta la donna nell’elaborazione della violenza che ha subito, cercando di stimolare l’autodeterminazione nella donna stessa.

Fondamentale è anche il cosiddetto “lavoro di rete”: il servizio nello svolgimento del proprio lavoro è sostenuto da associazioni femminili, da ospedali, istituzioni scolastiche ecc.

Concorde con la dott.ssa Antonia Cairo - amministratore della cooperativa San Francesco di Ugento, provincia di Lecce, che si occupa di servizi alla persona - la dott.ssa Marika Massara afferma con convinzione che alla base del Servizio Antiviolenza è importante il lavoro di formazione del personale, affinché questo sia in grado di gestire la situazione che si presenta e soprattutto quello di sensibilizzazione e prevenzione del territorio, al quale si aggiunge il lavoro di supervisione. Prevenzione e sensibilizzazione che avviene anche nelle istituzioni scolastiche, dove si cerca di insegnare agli studenti a gestire le emozioni negative, come la rabbia. La supervisione si esplica nell’accoglienza della donna in “casa rifugio”, in caso di emergenza.

Il servizio offre la consulenza legale, grazie alla presenza di un’avvocatessa.

Per attivare il servizio ha contribuito economicamente la Regione Puglia con i suoi fondi perché, così come spiega Giulia Sannolla, funzionario assessorato Welfare Regionale Puglia, “per il Consiglio Regionale il tema della violenza è fondamentale. Noi lavoreremo affinché le donne della Regione Puglia trovino assistenza quando subiscono violenza e ci preoccuperemo di attivare questo Servizio anche su quei territori su cui tale servizio non è ancora attivo”.

Durante l’incontro è intervenuto il dott. Gerardo Laguardia, vice Commissario Prefettizio del nostro Comune, il quale inizialmente ha ringraziato la Regione Puglia per il sostegno economico che è stato prestato ai vari Comuni per poter attivare il Servizio: “Siamo felici di notare che finalmente la Regione Puglia ha capito che il Comune, una volta esauriti i fondi del Piano di Zona, si trova da solo a dover fronteggiare delle esigenze importanti”. Ricollegandosi al tema della violenza, il vice Commissario continua: “Individuare le persone che hanno bisogno di essere allontanate da situazioni di violenza non è facile, così come non è facile individuare un termine entro il quale farlo perché si corre il rischio di consumare energia verso nuclei familiari che non si trovano in una situazione urgente e distogliere attenzione da altri. Vorrei, per questo, coinvolgere più che altro le Forze dell’Ordine, che dovrebbero svolgere delle indagini, non solo dopo aver ricevuto la denuncia ma, prima, cercando di monitorare l’interessato”.

ELENA DEFRENZA

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