Venerdì 16 Novembre 2018
   
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“Su Lama San Giorgio dovete reagire”

Rutigliano-“Su Lama San Giorgio dovete reagire”-Anche il parlamentare polignanese Scagliusi ha parlato della vicenda con un post facebook jpg

 

 

Articolo pubblicato su “La Voce del Paese” in edicola la settimana scorsa

 

Nicastro prova a incitare i cittadini:“Se l’Acquedotto Pugliese torna a scavare, devono reagire”

 

 

 

Per approfondire la vicenda “Reflui in Lama San Giorgio”, abbiamo preso contatti con la realtà cittadina che da anni si batte per la tutela e la salvaguardia del gioiello rurale rutiglianese. Nonostante le battaglie, si registra scarsa partecipazione e poca chiarezza dovuta al fatto che passa sempre una sola campana.

Questa settimana cominciamo dall’opinione di Gianni Nicastro, portavoce del Comitato Cittadino “Salviamo Lama San Giorgio”. Nei prossimi giorni contiamo di approfondire analizzando la vicenda più in profondità, in tutti i suoi aspetti, al netto di facili populismi e falsi entusiasmi.

 

Durante la pausa di sospensione dell’ultimo Consiglio Comunale lei (in qualità di portavoce del Comitato Cittadino) è stato accolto in commissione. Di cosa si è discusso? Quali sono state le novità da parte della Regione Puglia riferite dal Sindaco?

«Dopo due ore di sospensione, e dopo aver -in aula- negato la presenza del comitato nella riunione di capigruppo e consiglieri, il sindaco mi ha chiamato al telefono chiedendomi di raggiungerlo in sala giunta. Volevano comunicarmi quello che avevano deciso: il ritiro dell’ordine del giorno sulla lama. Il sindaco mi ha riferito dell’incontro con Giannini dicendo che l’assessore regionale aveva proposto una valutazione tecnica sulla fattibilità di utilizzare l’invaso semi artificiale di lama Cupa -a Casamassima- come deposito di acque reflue affinate per la loro distribuzione in agricoltura insieme allo scarico di “emergenza” a Rutigliano. Per Giannini, dunque, il tubo di scarico della fogna depurata a Rutigliano non è in discussione, rimane. L’utilizzo di lama Cupa come invaso di accumulo delle acque affinate lo avevamo proposto noi del comitato proprio all’assessore regionale Giovanni Giannini a luglio del 2014, ma lo avevamo proposto, insieme alle trincee drenanti, come alternativa allo scarico in lama San Giorgio. Di fronte all’insistenza dello scarico a Cicco Severini, la mia opinione, espressa in sala giunta quella sera, era di ritornare in sala consiliare e approvare l’ordine del giorno così come tutti loro si erano impegnati a fare. Ma, al contrario, come è noto, l’ordine del giorno è stato incredibilmente ritirato. Quindi, nessuna novità dalla regione per quel che riguarda lo scarico nella lama, un cedimento di consiglio comunale e sindaco in riferimento alla compattezza sul fronte della battaglia contro lo scarico della fogna depurata a Rutigliano».

 

Quali sono, quindi, gli sviluppi sulla questione “Lama San Giorgio”?

«Per quel che ci riguarda, gli sviluppi auspicabili, che vanno incontro agli interessi del territorio e della comunità di Rutigliano -e anche di Casamassima- sono l’attivazione immediata del cantiere per la realizzazione delle trincee drenanti a ridosso del depuratore di Casamassima, come ha chiesto ultimamente alla regione lo stesso ingegnere dell’AQP Piervito Lagioia (responsabile del progetto depuratore-scarico); la progettazione del loro ampliamento come stabilito nell’ultima conferenza di servizi; l’utilizzo di lama Cupa per le acque affinate e il ritiro del progetto del collettore di scarico a Rutigliano. Sono cose fattibili, in parte già progettate e pianificate, in parte in fase di valutazione, cose che risolvono il problema dello scarico del depuratore di Casamassima senza la necessità di antropizzare in modo così pesante, e inquinante, la lama a Rutigliano».

 

Quali sono state le proposte negli anni dal Comitato Cittadino?

«Il comitato intercomunale “Salviamo Lama San Giorigio”, sin da maggio del 2011, ha proposto le trincee drenanti a ridosso del depuratore di Casamassima come soluzione definitiva e alternativa allo scarico in lama, così come succede in tante parti nella provincia di Bari e in Puglia. Allora la regione (assessore Fabiano Amati) le rifiutò dicendo che non si potevano costruire e che non erano una soluzione. Quattro anni dopo, la stessa regione, le trincee drenanti le ha progettate prima come soluzione provvisoria, oggi come soluzione definitiva addirittura ampliandole. Insomma, la regione, quattro anni dopo, ha fatto quello che ha proposto il comitato quattro anni prima. Se le avessero accettate e costruite già allora, nel 2012, con il suo completamento e collaudo, il depuratore nuovo avrebbe potuto essere messo in funzione dismettendo quello vecchio oggi sotto in infrazione comunitaria. Se la soluzione delle trincee drenanti, e dell’utilizzo integrativo di lama Cupa, la regione l’avesse accettata e pianificata già da allora, avrebbe risparmiato tre anni di inquinamento della falda a Casamassima con la fogna tal quale scaricata in un inghiottitoio e avrebbe fatto uscire quel comune, già tre anni fa, dall’infrazione comunitaria. Non vediamo per quale motivo il nostro territorio debba essere chiamato a pagare, in termini ambientali, i ritardi e le responsabilità della regione Puglia».

 

 Perché la soluzione riguardo l’invaso di Lama Cupa parrebbe un’ottima alternativa e perché può sembrare irrealizzabile nel concreto?

«Noi non ci siamo né innamorati di lama Cupa come soluzione, né l’abbiamo imposta. L’abbiamo semplicemente suggerita due anni fa al sindaco di Rutigliano, al quale abbiamo anche chiesto di incaricare un ingegnere specialista per la redazione di uno studio di fattibilità, richiesta che Roberto Romagno ha ignorato. Un  anno fa l’abbiamo proposta all’ass. Giannini. Lama Cupa è ottima come parte della soluzione perché è un’opera pubblica esistente, da sempre inutilizzata, servita da una rete di distribuzione dell’acqua che può essere utilizzata per portare l’acqua affinata nei campi. E poi, chi l’ha detto che non è realizzabile nel concreto? Certo è un’opera abbandonata, vandalizzata e depredata che ha bisogno di essere messa in sesto sul piano dei servizi tecnici. Ma se si rinuncia alla costruzione del tubo a Cicco Severini si liberano 2milioni di euro, e forse più; se si rinuncia al ridicolo canale che il Consorzio di Bonifica vuole scavare nella lama per far scorrere i reflui, si liberano altri 8milioni di euro. Non è, dunque, una questione di soldi, ma di volontà politica».

 

Quali sviluppi deve attendere la cittadinanza rutiglianese e quali ipotizzate voi attivisti del Comitato cittadino?

Se la regione dovesse insistere nello scellerato, suo, progetto di sporcare, con la fogna depurata, il territorio di Rutigliano, ci aspettiamo che il consiglio comunale approvi quanto prima l’ordine del giorno che dice no a questo nefasto scenario, e che non ci si limiti solo all’atto formale. Ci vuole che l’intera città torni a mobilitarsi contro questa assurdità, a maggior ragione quando le alternative ci sono, sono fattibili e realizzabili»

 

 Come considerate l’azione dell’amministrazione riguardo il braccio di ferro con la Regione Puglia/Acquedotto Pugliese? Si poteva agire diversamente? In maniera più efficace?

Un braccio di ferro che oggi, dopo quello che è successo in consiglio comunale giovedì scorso, è diventato di plastica. Il problema non è l’AQP (esecutore), il problema è la regione (committente-pianificatore). L’amministrazione, cioè il sindaco, ha commesso degli errori, gravissimo quello del 27 luglio 2014, quando ha accettato lo sversamento della fogna depurata tre km più a valle del vallone Guidotti. Oggi si è infilato su un crinale pericoloso, cedendo alla “cortesia” di un assessore regionale che sì, ha intrapreso di sua iniziativa una interlocuzione col comune di Rutigliano, ma lo ha fatto senza mettere nulla in discussione di scelte che il territorio vive come inaccettabili, irricevibili: lo scarico dei reflui a Rutigliano, appunto. Rivogliamo il sindaco che con tenacia quattro anni fa si fece il giro di sette comuni convincendo sette sindaci su otto a firmare un documento che diceva no allo scarico in lama, sì alle trincee drenanti e al collettore intercomunale (allora soluzioni a medio e lungo termine). Bisogna che riprenda quello spirito e tornerà ad avere il comitato al suo fianco.

 

Appelli alla cittadinanza

Se l’AQP ritorna a scavare per portare il tubo tre km più a valle, i cittadini devono reagire, pacificamente e civilmente -come hanno sempre fatto- per impedire che la fogna depurata, e non depurata nei casi di “emergenza” e “troppo pieno”, scorra sul nostro territorio e si infili nell’inghiottitoio di Cicco Severini».





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