La dedica alla Donna di don Pasquale Pirulli

don pasquale pirulli

Rubrica pubblicata sul giornale di Rutigliano, "La Voce del Paese - ediz. Rutigliano", una delle dieci edizioni dell'intero network, nelle edicole ogni sabato.


Epistolario delle origini

          A Te Donna

          nel giorno della tua festa – 08 Marzo (seconda parte)


Ancora una delicata attenzione alla donna Gesù manifesta nei suoi incontri con donne segnate da una condanna pubblica quali sono le prostitute e l’adultere.

Sempre il perspicace Marco Garzonio commenta questo libero e liberante atteggiamento di Gesù: “La legge giudaica non prevede che le persone appartenenti a queste categorie possano partecipare al disegno di salvezza. Ed è proprio su questo punto che Gesù gioca la propria partita. Egli non attenua il giudizio negativo che la tradizione esprime nei confronti della prostituzione, ma di fronte a donne che praticano il meretricio o che comunque si trovano in <<stato di peccato>>nella sfera sessuale applica il ribaltamento di valori che più volte si è incontrato: il riferimento non è alla legge esterna e al rispetto di essa, ma all’individualità della persona, al complesso delle sue pulsioni, dei sentimenti, della coscienza, della responsabilità, della capacità di farsi carico della propria vicenda singola ma anche collettiva…

Senza moralismo, Gesù appare colpito dalla dignità di questa donna. Sorpresa in flagrante, trascinata dagli scribi e dai farisei nel bel mezzo della folla, presso il tempio, sembra  aver mantenuto un atteggiamento composto: non ha implorato indulgenza dai suoi accusatori; nemmeno ha invocato l’intervento straordinario del maestro che la togliesse dai guai. Sa quello che ha fatto ed è in grado di valutare  quali possono essere le conseguenze. In lei v’è probabilmente una componente di fierezza dei sentimenti. Alla domanda di Gesù: “Donna dove sono? Nessuno ti ha condannata?”, la donna risponde in modo rispettoso ma asciutto: <<Nessuno, Signore>> E’ una donna che evidentemente ama, che nel suo amore, ancorché contrastato e difficile sotto il profilo s0oggettivo e contrario alla legge, dal punto di vista morale e sociale trova una ragione. Non sembra, insomma, quella che l’ha scampata e che cerca di svignarsela alla svelta, visto che le è andata bene. Gesù si rivela sensibile a questa bipolarità dell’amore, fatto di fedeltà e di infedeltà, di un comporsi e di uno scomporsi di armonie. In lui rabbi, maestro di dottrina e di tradizione, al di là dell’episodio… Nella fattispecie riprova la donna, però non la condanna. Non emettere sentenza corrisponde a un atteggiamento psicologico di attenzione e di comprensione.

Gesù ha un proprio criterio morale di valutazione; in base a esso giudica. Il suo verdetto però è sul fatto-adulterio, non sulla persona. La considerazione non è svolta in astratto: egli ha di fronte una donna, il suo sguardo, il mistero degli avvenimenti che l’hanno condotta a quel punto. Il suo è il rispetto verso il soggetto, verso i mille motivi che possono aver portato la donna alla situazione per cui ha rischiato di essere lapidata. La congeda con un ammonimento, che di novo suona appello alla conversione del cuore. Dice:<<Va’ e d’ora in poi non peccare più>>. Da un punto di vista psicologico credo si possa interpretare in questo modo: come io ho messo al centro te per proteggerti dal collettivo irrazionale e legalista, tu metti al centro te stessa, l’amore di cui sei capace e con esso misurati; cerca di capire che cos’è per te, che cosa per te rappresenta tuo marito e che cosa significa il tuo nuovo uomo. Collocati al centro del conflitto che ti tormenta, sapendo che tocca a te o di reggerlo o di esserne travolta. Il puro istinto, le sole pulsioni sarebbero il tradimento di quella totalità che costituisce la persona” (cf Marco Garzonio, o. c., pp. 100-102)

 

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Non può essere tralasciato l’incontro di Gesù con la innominata prostituta in casa di Simone il lebbroso, narrata da Luca con grande partecipazione emotiva: “Ed ecco una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, venne con un vasetto di olio profumato; e fermatasi dietro si rannicchiò piangendo ai piedi di lui e cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e lo spargeva di olio profumato” (Lc 7, 36-50). Simone esprime dubbi sul carisma profetico di Gesù: Se costui fosse un profeta saprebbe chi e che specie di donna è colei che lo tocca: è una peccatrice”.

Possiamo seguire con Marco Garzonio le ripercussioni sull’anima e sull’atteggiamento di Gesù derivanti da questo incontro con una donna segnata dal marchio della riprovazione sociale: “Sollecitato dal fariseo (questi – nota Luca - <<pensò tra sé>>) Gesù si scuote. Quell’interrogativo sotteso: ma allora, chi è costui? Tocca il suo Io. Una donna lo accarezza, lo bacia, lo profuma piangendo; il coro degli uomini attorno esprimono smarrimento, tensione, latente ostilità. Che sta per accadere? L’incontro con al peccatrice dischiude il cuore di Gesù. Prima che le obiezioni prendano forma,il maestro le legge sul volto di Simone, il fariseo, il suo ospite… L’incontro con la peccatrice è il segno della speranza. Possiamo immaginare Gesù: indurito dagli avvenimento più recenti, alla ricerca di una soluzione positiva allo stato di tensione. La peccatrice viene in suo soccorso. Basta una notizia che va di bocca in bocca e lei accorre.  Arrivata, sif erma e si pone dietro al maestro; vuol dire che è ancora in ombra per Gesù,che questi non è pronto immediatamente a cogliere la sua venuta, a prender coscienza della sua presenza e del significato che sta producendo in lui.  Si rannicchia, a terra, in una posizione di grande umiltà, di devozione,ma che è anche la posizione del corpo che, in gestazione, sta per nascere. Quindi piange, per la grande commozione che l’ha presa,come, probabilmente, Gesù vorrebbe piangere per la lunga tensione cumulata,per la rabbia anche…. E poi , la donna, dopo avergli bagnato i piedi con le tante lacrime, glieli asciuga con i capelli, che sono la parte forse più bella, certo più leggera, cangiante, eroticamente attraente di una donna: danno forma e contorno al viso, esprimono sentimenti e umori, simboleggiano la capacità di legame e, se sciolti, dicono la dedizione e l’abbandono. Infine, versa  olio profumato: quella preziosa essenza (lo si noterà anche nell’unzione fatta da Maria, sorella di Lazzaro, nella cena di Betania che scatena la reazione di Giuda! Cf Gv 12, 1-8) segno della’more grande, gratuito, fragrante, generoso, duraturo in quanto impregna di sé ciò che cosparge. Gesù risulta rassicurato dall’incontro; e, in parte,come pacificato. Rinfrancato percepisce nella sua pienezza la forza del messaggio che è venuto a portare: non la legge, ma l’amore; non un nuovo ordinamento, ma una comunità di persone; non una morale fondata su una precettistica, ma la carità, cioè la disponibilità del cuore” (cf Marco Garzonio, o. c.,pp. 104-107) Ecco le ricchezze che la donna rivela nel suo incontro con Gesù;i suoi gesti hanno riparato le tante omissioni da parte dell’ospite: “In altre parole: la donna ha seguito il suo istinto (ha saputo ed è accorsa), s’è lasciata guidare dall’intuito (ha dato espressione alle emozioni più profonde, senza badare ai giudizi), ha offerto con dedizione e gratuità  i propri doni (affetto, lacrime,olio profumato). E’ un inno alla natura e alle sue possibilità trasformative (operate attraverso l’amore) la conclusione cui giunge Gesù:<<Le sono perdonati i suoi molti peccati poiché ha molto amato>>. Una natura da guardare nella sua complessità, con la quale fare i conti anche per gli aspetti contraddittori che la caratterizzano” (cf Marco Garzonio, o. c., p. 108)

Come non ricordare in questa galleria di donne senza nome la Cananea pagana che mentre Gesù si reca a Tiro e a Sidone lo ferma e implora la guarigione per la sua figliola: “E’ crudelmente tormentata da un demonio!” A una iniziale difficoltà di dialogo”Ma egli non le rispose neppure una parola” segue il riconoscimento della propria debolezza da parte della donna: “Sì, Signore, ma anche i cagnolini si nutrono delle briciole che cadono dalla mensa dei padroni” e la risposta di Gesù: “O donna, grande è la tua fede! Ti sia fatto come tu vuoi”. Da quel momento sua figlia fu guarita” (Mt 15, 21-28). E poi c’è il ricordo dell’emoroissa, guarita sulla strada che conduce Gesù alla casa di Giairo la cui bambina di dodici anni è morta. Il maestro sfida coloro che lo deridono perché ha detto: “Perché fate chiasso e piangete? La fanciulla non è morta, ma dorme.”. L’evangelista Marco, sull’onda dei ricordi del testimone oculare l’apostolo Pietro, racconta con precisione: “Ma egli, messili fuori tutti,prese con sé il padre della fanciulla con la madre e i discepoli ed entrò dove si trovava la fanciulla. Quindi, presa la mano della fanciulla, le disse: <<Talithà kum!, che tradotto significa: <<Fanciulla, ti dico, sorgi!>>. Subito la fanciulla si alzò e si mise a camminare”. E poi la delicata attenzione ai bisogni della piccola: “… e ordinò che le si desse da mangiare” (Mc 5, 21-43)

Come non ricordare ancora la compassione di Gesù verso l’innominata vedova di Naim che partecipa al funerale del suo unico figlio (Lc 7, 11-17) e poi la sua libera iniziativa di liberare una donna sofferente da diciotto anni in giorno di sabato suscitando la reazione del capo della sinagoga (Lc 13,10-17) insieme alla attenzione nel rilevare la generosità della vedova povera  che getta nelle cassette del tempio le sue due monetine (Lc 21, 1-4)

Vorrei concludere  questo excursus evangelico  accennando alla sincera amicizia delle due sorelle Marta e Maria, che spesso accolgono Gesù nella loro casa di Betania (Lc10, 38-42) e forse a Maria si deve il gesto dell’unzione che provoca la reazione di Giuda e lo determina ad affrettare i tempi del tradimento verso il maestro.

Una ultima immagine è quella delle donne ”mirofore” (“portatrici di profumi”). Sono Maria di Magdala, Giovanna e Maria di Giacomo che all’alba del primo giorno dopo il Sabato si recano al sepolcro e sono sorprese dalla vista della pietra ribaltata e poi confortate dall’annunzio della risurrezione dato dai due angeli (Lc 24, 1-10). Ed è proprio alle donne e in modo particolare a Maria di Magdala, che viene affidato il compito esaltante di annunziare che il Signore e risorto.

Un capitolo a parte sarebbe da dedicare alla santità femminile che ha saputo coniugare l’amore verso Dio, un amore sponsale verso Cristo e poi un delicato servizio di assistenza verso i fanciulli e i sofferenti. Quanto mai opportuno è ricordare almeno le donne che la Chiesa ha decorato con il titolo di “dottore” e qui si affacciano le splendide immagini di S. Teresa d’Avila, S. Caterina da Siena, S. Teresa del Bambini Gesù e del Volto Santo e S. Ildegarda di Bingen. Con loro sono da ricordare le compatrone d’Europa: S. Caterina da Siena, S. Brigida di Svezia e S. Teresa Benedetta della Croce. Una ultima immagine è quella della Beata Madre Tersa di Calcutta che con amore si è piegata quale angelo di carità sugli ultimi della terra. esaltando la capacità di un amore femminile che si fa tenerezza di madre e di sorella.

A chiudere questa lettera alla donna c’è il richiamo alla Vergine Maria madre del Signore che dopo aver concluso la sua vicenda terrena riceve la definitiva glorificazione nel mistero dell’Assunzione in anima e corpo. In lei, porzione eletta dell’umanità, identificata nella sua femminilità che è maternità e verginità, il mistero della donna entra nell’infinito di Dio Trinità.


Sac. PASQUALE PIRULLI