Venerdì 03 Luglio 2020
   
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Lettera a Giorgio La Pira (PRIMA PARTE)

don pasquale pirulli

Epistolario delle origini pubblicato su "La Voce del Paese - ediz. Rutigliano" nelle edicole sabato scorso.


A GIORGIO LA PIRA  <<sindaco santo>>

          Dovrei depositare questa lettera sulla tua tomba nella basilica di San Marco in Firenze, dove la tua salma fu traslata il 5 novembre 2007 e la solenne concelebrazione del trentesimo anniversario della tua morte fu presieduta dal card. José Saraiva Martins, prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi. E così sei rimasto definitivamente nella città dei giglio che tu hai scelto come tua seconda patria e che hai servito quale sindaco cristiano che sceglie di vivere l’apostolato domenicano della cultura e la testimonianza francescana della povertà.

giorgio la pira

            Ti potrei definire il <<migliore acquisto>> che i mercanti fiorentini abbiano fatto nell’isola di Sicilia non solo perché sei stato un chiarissimo docente di istituzioni di diritto romano nell’università sulle rive dell’Arno ma perché proprio come cristiano con lodevole spirito di carità hai occupato lo scranno più alto di Palazzo Vecchio. Infatti in una lettera a Speranza dell’11 giugno 1959  delineavi il tuo curriculum di servizio “agli interessi del Signor nostro Gesù Cristo e della sua Chiesa –al quale soltanto dalla più lontana giovinezza - per sua grazia, servo: legatione Christi fungimur” in questi termini:

“Si tratta di quegli interessi che mi fecero,giovanissimo, lasciare la famiglia ed i commerci, per la preghiera, l’apostolato e gli studi; che mi fecero scegliere, durante il fascismo, la persecuzione e l’insulto, per la difesa dei perseguitati e degli insultati; che mi costrinsero ad andare in Parlamento, dopo il crollo della nazione, come rappresentante politico dei cattolici fiorentini (e non solo di essi); che mi costrinsero ad entrare nel governo  come sottosegretario al lavoro, con Fanfani, nel periodo più drammatico della vita del paese e dei lavoratori; che mi costrinsero, nel 1951, a presentarmi candidato nella amministrative  fiorentine ed a fare il sindaco di Firenze (optando per Firenze e lasciando Montecitorio); che mi costrinsero a ripresentarmi candidato alle amministrative  del 1956, malgrado la mia stanchezza e la mia decisa volontà di non presentarmi; che, infine – ultimo anelo della stessa catena- mi hanno costretto a ripresentarmi candidato in queste ultime elezioni politiche malgrado la mia volontà nettamente contraria tanto chiaramente e pubblicamente manifestata”. 

            Nasci il 9 gennaio 1904 a Pozzallo di Ragusa e sei il primogenito dei sei figli di Gaetano e Angela Occhipinti. Ricevi il sacramento del battesimo il 7 febbraio 1904 nella Chiesa Madre “Madonna del Rosario” di Pozzallo. I primi quattro anni delle scuole elementari li frequenti presso la scuola “Giacinto Pandolfi” e poi segui a Messina lo zio Luigi Occhipinti. Dopo la Scuola Tecnica Commerciale “Antonello da Messina” (anni 1914-’17) e nello stesso anno presso l’Istituto Tecnico Commerciale “A. M. Jaci”  consegui il diploma di ragioniere  e perito commerciale. Come non ricordare tra i tuoi amici di questo periodo Salvatore Quasimodo, il poeta che avrà il riconoscimento prestigioso del premio Nobel per la letteratura, e Salvatore Pugliatti che avrà una brillante carriera accademica e sarà rettore dell’Università degli Studi di Messina. Mi potrai raccontare sottovoce del tuo sbandamento giovanile ma anche la forte impressione che hai ricevuto all’età di quindici anni nell’ascoltare un coro di monache e così mi spiego la tua predilezione per i monasteri che più tardi evidenzierai scrivendo alle religiose significative lettere circolari.

Per mantenerti agli studi e non gravare sul magro bilancio familiare nel 1921 lavori nell’azienda dello zio Luigi. Con esemplare forza di volontà nell’anno 1922 con l’aiuto del prof. Federico Rampolla e il conforto spirituale del suo fratello D. Mariano Rampolla studi il latino e il greco e così ottieni la maturità classica che ti permette di iscriverti alla facoltà di giurisprudenza dell’Università di Messina.

Mentre le squadre fasciste marciano su Roma il 12 novembre 1922 scrivi al tuo amico Salvatore Quasimodo: “Abbiamo un’origine comune, ma strade diverse; la meta è però una sola. Giungiamo assieme contemporaneamente tu dalla poesia io dalla filosofia – sarà il primo passo; poi procederemo assieme ad Ascesi” e indichi proprio nella povertà il primo passo verso la configurazione  al Cristo, riscoperto nella fede.  

            Ti segue con affetto paterno il prof. Emilio Betti nei primi tre anni. Nella Pasqua dell’anno 1924 ritorni alla pratica religiosa e ne scriverai all’amico Salvatore Pugliatti così: “… è un’alba nuova della vita. Io non dimenticherò mai quella Pasqua 1924, in cui ricevei Gesù Eucaristico; risentii nelle vene circolare un’innocenza così piena, da non poter trattenere il canto e la felicità smisurata”. Dietro invito del prof. Betti ti trasferisci a Firenze per frequentare il quarto anno accademico. Prendi la tua decisione di chiedere al P. Enrico de Vita O. P. di essere ascritto quale terziario domenicano e scegli il nome religioso di Fra Raimondo, in memoria del direttore spirituale di S, Caterina da Siena.

Negli anni avvenire, precisamente nell’anno 1928, quando entrerai in rapporti di amicizia con P. Agostino Gemelli, il fondatore dell’Università Cattolica del S. Cuore, darai il tuo nome di terziario francescano all’Istituto della Regalità. Sintetizzando così  nella tua spiritualità l’amore per la cultura e la testimonianza della povertà e ti definirai”libero apostolo del Signore” valorizzando il tuo essere laico cosciente di una missione nella Chiesa e nella società.

Il 10 luglio 1926 ti laurei con la lusinghiera votazione dì110/110 e lode con diritti di pubblicazione  e la tesi “La successione ereditaria intestata e contro il testamento nel Diritto Romano” sarà pubblicata dall’editrice Vallecchi nell’anno 1930 e tu vi apporrai una significativa dedica: “A Contardo Ferrini che per tutte le vie mi ricondusse nella Casa del Padre”.Quando nel 1926, seguendo il prof. Emilio Betti, relatore della tua tesi di laurea, trovi ospitalità nel convento di San Marco e prima di affrontare gli impegni della giornata quale assistente alla cattedra di Diritto Romano, cui sei stato chiamato partecipi alla S. Messa.

Il prof. Betti nell’anno 1926-’27 ti affida il corso di esercitazioni sul Diritto Ereditario Romano e ne terrai solo quindici. Infatti nell’anno 1927, avendo vinto il concorso per il perfezionamento  degli studi di Diritto Romano in Italia e all’estero scegli di frequentare le università di Vienna e di Monaco. Al tuo rientro in Italia per l’anno accademico 1929-’30 sei chiamato a insegnare Storia del Diritto Greco-Romano e affronterai alcuni istituti del Diritto dei Papiri e alla fine del corso il 31 marzo 1930 cnsegui la Libera Docenza in Diritto Romano. Due anni dopo nell’anno 1932 pubblichi presso l’Editrice Vita e Pensiero di Milano un libro di argomento religioso interessandoti alla vita di Ludovico Necchi: “L’anima di apostolo. Vita interiore di Ludovico Necchi” e così entri nell’orbita di P. Agostino Gemelli, il fondatore dell’Università Cattolica del S. Cuore. A 29 anni vinci la cattedra di “Istituzioni di Diritto Romano” e attraverso l’Azione Cattolica e le prime esperienze di apostolato entri in rapporto amichevole con due figure significative della chiesa fiorentina: l’arcivescovo card. Elia Dalla Costa e il fondatore dell’opera Madonnina del Grappa D. Giulio Facibeni. Sarà la militanza attiva nell’Azione Cattolica a facilitare nell’anno 1934 il tuo incontro con mons. Giovanni Battista Montini, l’assistente della FUCI, il quale ti farà dono della sua amicizia e anche del padre spirituale nella persona di Mons. Raffaele Bensi.

Ti accorgi della povertà del popolo e promuovi la Messa di San Proclo in cui dopo la celebrazione liturgica ti fai dispensatore di carità per i più poveri. Non trascuri altre categorie e il 3 giugno 1935 fondi la Conferenza di San Vincenzo “San Bernardino da Siena” per l’assistenza di scrittori, artisti e artigiani e così avvicini scrittori e artisti come: Carlo Bo, Piero Bargellini, Nicola Lisi, Giovanni Papini, Pietro Parigi. Finalmente  sei accolto nell’anno 1936 nella Comunità Domenicana del Convento di San Marco e occupi la cella n. 6 luminoso e silenziosa ma fredda e disadorna” e a te sembra l’ambiente ideale per dedicarti allo studio delle opere di San Tommaso d’Aquino.

Quante volte hai dialogato con il beato Angelico contemplando i suoi affreschi e con il dinamico fra Girolamo Savonarola l’apocalittico profeta della repubblica fiorentina di cui solo Gesù Cristo è il re? Pensi anche ai tuoi amici avvocati e magistrati e per essi nel 1937 fondi la conferenza intitolata al “Beato Angelico”.  

Nella tua spiritualità religiosa e nella tua visione politica metti al centro la persona umana dopo e nel 1939 dai vita alla rivista <<Principi>>, un po’ elitaria ma fortemente critica nei confronti del fascismo che ormai è diventato una dittatura. Possiamo definire la tua filosofia come “personalismo”  perché la persona umana è il fondamento stesso del tuo apostolato e della tua azione politica  proprio come la proposta filosofica di Emmanuel Mounier (Grenoble 1° aprile 1905 – Parigi 22 marzo 1950) il quale scriveva: “Ogni persona ha un significato tale da non poter essere sostituita nel posto che essa occupa nell’universo delle persone. Tale è la maestosa grandezza che le conferisce la dignità di un universo, e tuttavia la sua piccolezza, in quanto ogni persona è equivalente in questa dignità, e le persone sono più numerose delle stelle” (E. Mounier, Il Personalismo, Ave Editrice, Roma 1964, p. 81). Non puoi trascurare nella tua formazione il riferimento al prestigioso filosofo Jacques Maritain (Parigi 108 novembre 1882 – Tolosa 28 aprile 1973) che, partendo dai presupposti tomistici e recuperando Aristotele, propone l’<<umanesimo integrale>>, cui è attento Mons. Giovanni Battista Montini particolarmente sensibile alla problematica culturale.

Infatti nel primo numero della tua rivista scrivi: “Il valore della persona umana è costituito dal suo essere spirituale che viene da Dio e che tende intrinsecamente a Dio. Il posto che la persona umana occupa nella creazione e nella società è, esso pure, definito dal fine a cui la persona tende. Tutti i valori creati, compresi quelli sociali, hanno per l’uomo funzioni di mezzo; costituiscono quella scala di valori che egli deve normalmente percorrere per giungere al suo ultimo fine; sono l’itinerario al temine del quale c’è il riposo e la perfezione: Dio raggiunto e posseduto per sempre” (<<PRINCIPI>>, n. 1, p. 10, ediz. Fotostatica 1974) Proprio la tua sensibilità cristiana attenta alla persona ti fa essere critico nei confronti del fascismo, del nazismo e del comunismo: “C’è una gravissima deformazione nelle dottrine sociali del nostro tempo: si “personifica” con troppa superficialità ogni cosa; si parla della razza, del proletariato, dello Stato come se fossero degli “uomini in grande” composti di “uomini in piccolo”. Tesi insensata, antiumana e anticristiana”. Tu avverti la solidarietà come espressione del tuo coerente agire da cristiano: “La vocazione cristiana incide, deve incidere, se è vera, nella mia famiglia, nella mia città, nella mia patria, in tutto il genere4 umano. Nell’ordine stesso delle cose io non sono un isolato. Sono unito ai miei fratelli, in relazione organica e solidale con essi>> (<<PRINCIPI>> n, 6-7, p. 122).

Nell’ultimo numero della tua rivista attacchi con intelligente decisione  i principi della dittatura fascista: “La stella polare che deve orientare il mio giudizio e la mia azine è solo questa: se sono un uomo, non posso essere solidale con sistemi politici che negano il valore personale dell’uomo; se sono un credente in dio non posso essere solidale con sistemi politici che negano Dio e che fanno di questa negazione il postulato primo della loro azione sociale e politica; se sono un cristiano non posso essere solidale con sistemi politici che negano Cristo e che fanno di questa negazione il postulato primo della loro azione sociale e politica” (<<PRINCIPI>>, n. 11-12. p. 211)

Saranno gli stessi principi personalistici che ispireranno la sua azione politica quale sindaco di Firenze: “E’ vano parlare di valore della persona umana e di civiltà cristiana, se non si scende organicamente in lotta al fine di sterminare la disoccupazione ed il bisogno che sono i più terribili nemici esterni della persona … La libertà medesima, respiro della persona, è in certo modo preceduta e condizionata da queste primordiali esigenze del lavoro e del pane>> (L’attesa della povera gente, Firenze 1952, pp. 16.22) (Continua...)

Sac. PASQUALE PIRULLI

Commenti  

 
#1 antonio fortunato 2015-03-25 13:31
Questo di Padre Pirulli è un primo parziale ricordo di un sacerdote del “cristiano e cattolico impegnato” Giorgio La Pira.
Io vorrei aggiungere un ricordo personale di Giorgio La Pira, mio Professore di Istituzioni di Diritto Romano a Firenze nei primissimi anni ’70.
Persona squisita e piacevole, di grande intelligenza, di grandi aperture e disponibilità totale. Al primo anno di Università le sue lezioni facevano il “pienone”; sapeva tener desta ( … al contrario di altri Professori) l’attenzione e la curiosità degli studenti, non solo per gli argomenti trattati, ma anche per le “storie di vita vissuta”, come Sindaco di Firenze, che ci raccontava.
Ricordo piacevolmente la circostanza che molti di noi ( me compreso) – superato il suo esame e già iscritti al secondo anno – continuavano ad andare a sentire ed a partecipare alle sue lezioni; …La Pira era l’unico Professore che durante le sue lezioni ci consentiva di interagire e scherzare con lui e con le matricole.
 

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