Venerdì 24 Gennaio 2020
   
Text Size

Lettera a Giorgio La Pira (SECONDA PARTE)

don pasquale pirulli

Epistolario delle origini

          Dedica a Giorgio La Pira  <<sindaco santo>>

          (Seconda parte)


CLICCA QUI PER RILEGGERE LA PRIMA PARTE


Nell’anno 1940 il regime fascista sopprime la rivista e tu entri nella lista dei nemici del regime. Non puoi dimenticare la settimana 18-23 luglio 1943 in cui  partecipi all’incontro promosso dal vescovo di Bergamo mons. Adriano Bernareggi, assistente ecclesiastico dei laureati di Azione Cattolica, e siete  ospitati nel monastero di Camaldoli. Qualche giorno prima avevi incominciato a pubblicare il periodico <<Sam Marco>>, organo della resistenza fiorentina. Come dimenticare quei giorni di lavoro impegnativo in cui Sergio Paronetto, Pasquale Saraceno, Ezio Vanoni hanno dettato i principi guida di una economia attenta ai bisogni del popolo.

Forse l’idea del Codice di Camaldoli vi era stata suggerita dal ricordo del <<Codice sociale di Malines>> che nel 1927 era stato elaborato dietro suggerimento del card. Desiré-Félicien-François-Joseph Mercier sulla scorta delle enciclica di Leone XIII “Rerum novarum”. La stesura definitiva è fatta da te e dagli altri amici di cui ricordi i nomi: Mario Ferrari Aggradi, aolo Emilio Taviani, Guido Gonella, Giuseppe Capograssi, Ferruccio Pergolesi,Vittore Branca, Aldo Moro, Giulio Andreotti, Giuseppe Medici. Mentre siete riuniti a Camaldoli vi giunge la notizia del tragico bombardamento del 19luglio 1943 sulle case del quartiere San Lorenzo di Roma e vedrai il tuo amico Mons. Giovanni Battista Montini al fianco di Papa Pio XII che avrà la sua veste bianca segnata dal sangue delle vittime. Più tardi Giulio Andreotti definirà la portata politica del vostro documento passato alla storia come “Il Codice di Camaldoli”: “Non è difficile constata rem testi alla mano, che i primi documenti programmatici della Democrazia Cristiana si rifacevano chiaramente alle prime bozze del <<Codice di Camaldoli>>. Anche se questo non aveva dirette finalità di parte. Ma c’è di più. Al Codice si ispirano molte norme della Costituzione della Repubblica”.

E tu farai amicizia con Giuseppe Dossetti, Amintore Fanfani, Giuseppe Lazzati e Aldo Moro e sarete definiti “i professorini” molto attivi all’Assemblea costituente. Il 4 agosto 1958 ne scriverai al papa Pio XII dicendo che formavate “il quadrilatero che diede tanta perplessità ai furbi della politica italiana” non dimentichi che ai vostri incontri partecipavano anche i proff. Umberto Padovani, Antonio Amorth, Sofia Vanni Rovighi e il padre  Carlo Caravaggi S. J. Intanto sei un ricercato della polizia fascista e, sfuggito al’arresto durante la perquisizione del Convento di San Marco, sei ospite della famiglia Mazzei a Fonterutli (Siena) Qui ti raggiunge la notizia  del mandato di cattura nei tuoi confronti emesso il 17 novembre 143 tu dai una risposta cristiana: “Non ho odiato né ucciso nessuno. In te, Domine, speravi non confundar in aeternum”. Per salvarti con un viaggio rischioso insieme ad un amico raggiungi Roma e qui chiedi ospitalità alle famiglie Pollicina, Rampolla, Panicci e poi finalmente sei ospite di mons. Montini. Non ti rifiuti di offrire la tua collaborazione al giornale <<L’Osservatore Romano>> e il Governatorato della Città del Vaticano ti rilascia la tessera n. 4858.

Nel settembre 1944 rientri nella città di Firenze, appena liberata,e per ragioni di salute sei costretto a lasciare la cella di San Marco e a chiedere la disponibilità di una camera nella clinica del tuo amico Prof. Palumbo in via Venezia e sarai assistito dalle Suore della Misericordia. Ti viene affidato l’Ente Comunale di Assistenza e tu quale presidente solleciti la collaborazione di D. Raffaele Bensi e di Antinesca Rabissi.

Nell’anno 1946 sei eletto all’assemblea Costituente e dialoghi con amici (Ambrosini, Leone, Moro, Mortari, Tosato) e anche con chi la pensa in modo diverso da te (Basso, Calamandrei, Ruini, Togliatti) e  prendendo la parola l’11 marzo 1947 sottolineai che la Costituzione della Repubblica “non deve essere né statalista né individualista, ma personalistica e pluralista”.

Mi piace rileggere qualche tua riflessione sul nuovo progetto di costituzione italiana che riconosci fondato su una architettura personalista e pluralista.  Scrivi: “Chi imprime al progetto questa linea architettonica è l’art. 6, che è la pietra angolare di tutto il progetto: si noti:… garantisce i diritti essenziali degli individui e delle formazioni sociali ove si svolge la loro personalità.  Il progetto redatto dalla 1a sottocommissione era più preciso. Diceva: … nei quali la loro personalità organicamente e progressivamente si integra e si perfeziona. A questo principio pluralista – lo stato riconosce come originari e tutela lo statuto giuridico della persona e quello delle comunità nelle quali esso organicamente e progressivamente si svolge – si collegano le norme relative:

a) Alla famiglia (art. 23 sgg.) definita opportunamente societas naturalis: cioè come societas iuris naturalis perché questo è il senso tecnico di società naturale (ubi societas naturalis ibi ius naturale). Questa definizione importa che alla famiglia (seminarium reipublicae) vengonoe garantiti i diritti originari relativi alla sua costituzione, alla sua finalità, alla sua unità. Da qui anche quella concezione organica del matrimonio non più concepito –come nella visione illuministica – secondo la categoria del contratto privato, che può essere concluso o sciolto ad libitum delle parti, ma come rapporto di fondazione di un organismo, rapporto che per sua natura è indissolubile. Va qui richiamata la definizione ro,ama: consortium omnis vitae, divini atque humani juris communicatio; (cf  GIORGIO LA PIRA, Per una architettura cristiana dello stato, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze 1954, pp. 21-220)

Mi pare che dinanzi alla deriva dei matrimoni gay queste tue riflessioni siano quanto mai attuali.

Il tuo convinto cristianesimo ti porta a dare una risposta  a chi come l’on. Pietro Nenni aveva proposto uno stato <<laico>> e a riaffermare la validità dei Patti Lateranensi del 1929:

“b) Alla Chiesa Cattolica (art. 7) alla quale viene riconosciuta, con formula felice, la natura di ordinamento giuridico originario e, quindi, di ordinamento, nel suo ordine, indipendente e sovrano. Viene, così sperata quella errata visione atomistica ed antistorica che confinava il fatto religioso in un semplice stato di coscienza, come se esso non avesse una immensa ed organica ripercussione esterna. Visione atomistica, perché il cattolicesimo è essenzialmente un organismo universale, articolato in tanti organismi minori e non può, quindi, essere ridotto ad un fatto subbiettivo di coscienza senza ripercussioni associative: fu questo l’errore basilare – il massimo ! – della concezione illuministica.

Visione antistorica, perché proprio da questa struttura organica, universale insieme ed articolata, della Chiesa Cattolica, è stata generata la nuova struttura sociale dell’Europa e del mondo: la civitas gentium ha qui il suo esemplare … E quindi una vera conquista giuridica questo art. 5 del progetto con cui lo stato – assetto giuridico della società – si adatta, riconoscendolo, all’assetto giuridico originario della Chiesa. Viene così abbandonato quel principio errato –vestito sbagliato!- che disconosceva l’organismo ecclesiastico e che tante rovine non solo religiose ma anche sociali, politiche ed economiche ha portato in tutta l’Europa. Di questa visione storicamente adeguata profittano, del resto, e giustamente, tutte le altre comunità religiose”. (cf IDEM, o. c., pp. 220-221)  

Ti dispiace che la proposta da te illustrata il 22 dicembre 1947 di far iniziare il testo della Costituzione con il richiamo a Dio non sia stata accolta “In nome di Dio il popolo italiano si dà la presente Costituzione”, ma tutti, amici e avversari, sono commossi dalla tua coraggiosa testimonianza di fede senza alcun rispetto umano.

Piero Calamandrei esprime un convinto plauso alla tua proposta: “Non sono in dissidio col collega ed amico La Pira; perché, se il punto al quale siamo arrivati nei nostri lavori non ce lo avesse vietato, avrei anch’io desiderato che all’inizio della nostra Costituzione si trovasse qualche parola che volesse significare un richiamo allo Spirito…Sarebbe  stato opportuno e confortante esprimere anche in una sola frase questa nostra coscienza, che nella nostra Costituzione c’è qualcosa che va al di là delle nostre persone, un’idea che ci ricollega al passato e all’avvenire, un’idea religiosa, poiché tutto è religione quello che dimostra la transitorietà dell’uomo ma la perpetuità dei suoi ideali” (cit da Giulio Andreotti nel discorso celebrativo della tua nascita tenuto il 25 febbraio 2004 nella aula di Montecitorio).

 Sei rieletto deputato nelle elezioni dell’anno 1948 e il tuo amico Amintore Fanfani ti vuole come sottosegretario al Ministero del Lavoro di cui egli è titolare. Ti confronti con i dirigenti del sindacalismo quali Di Vittorio, Rapelli, Pastore, Santi, Bitossi, Lizzadri

, Storti e Lama.  Anche in queste difficili vicende non hai alcun timore di testimoniare la tua fede così come ricorda il tuo amico Amintore Fanfani. “Una mattina lo raggiunse nel suo ufficio un gruppo di sindacalisti per proseguire l’esame di una complicata vertenza. Era domenica, ma la festa non aveva impedito al sottosegretario La Pira di prestare il suo concorso per quel caso. Giunti alla fine della mattinata, senza avere ancora trovata la soluzione, La Pira propose che si rinviassero le discussioni al pomeriggio. Teresa Noce, che guidava la delegazione della CGIL, si oppose, asserendo che la cosa era molto importante. La Pira replicò: <<La cosa più importante è salvarsi l’anima, e siccome è Domenica, andiamo a Messa”.

Ed uscì per recarsi in chiesa. Tornò dopo la Messa per comporre la vertenza. Prima di uscire la sera dall’ufficio passava dal suo ministro per salutarlo. Una sera, affacciatosi alla porta, vedendo che il ministro dialogava con Di Vittorio e Bitossi, massimi dirigenti allora della CGIL, fece solo un saluto con la mano e si accinse discretamente ad uscire. Bitossi – vecchio suo amico da Firenze – lo apostrofò: <<Vieni pure qui, tanto hai la nostra stessa tessera>>, alludendo all’orientamento di sinistra attribuitogli. La Pira entrò e avvicinatosi al tavole dei tre disse: <<Caro Bitossi, tu ti sbagli, io non ho alcuna tessera>> - ed era vero, non ebbe mai neppure quella della DC - <<con molti e anche con te, ho in comune il battesimo, ed è molto!” /cf AMINTORE FANFANI, Giorgio La Pira – un profilo e 24 lettere, Rusconi, Milano 1978, pp. 17-18)

Con gli amici dai vita alla rivista “Cronache Sociali”  e tra i tanti articoli pubblichi “L’attesa della povera gente”. Il tuo sguardo è sulle frontiere della guerra fredda e interponi la mediazione di Palmiro Togliatti perché Giuseppe Stalin dia una soluzione politica alla guerra di Corea.

Il 5 luglio 1951 sei eletto per la prima volta sindaco di Firenze e quale supporto alla tua azione amministrativa promuovi il sostegno orante dei monasteri di clausura ai quali indirizzi sapienti lettere intese a far sì che collaborino alla distruzione delle mura di Gerico con la voce della preghiera e siano i punti di riferimento per la ricostruzione della nuova civiltà (la Gerusalemme) illuminata dai valori della fede, della povertà, della solidarietà che trovano il loro vertice nella preghiera di   contemplazione: I monasteri sono i parafulmini delle città!

Con intuizione profetica organizzi i Convegni per la pace e la Civiltà Cristiana. la tua azione per Firenze, dopo la tragedia della guerra, ha come motto: “Non case ma città” e promuovi la costruzione di “case minime”  per la crisi degli alloggi e poi e dopo quella più impegnativa del nuovo rione dell’Isolotto. Sul piano sociale affronti la crisi del “Pignone” con la collaborazione dell’amico Enrico Mattei e dai sicurezza a 2000 operai e alle loro famiglie. Nel 1954 salvi la Fonderia delle Cure inventando la trasformazione in cooperativa.

Ti senti non l’amministratore freddo che deve tiare le somme  ma il padre che anche a Natale e Pasqua scrive lettere ai ragazzi delle scuole, ai malati e ai nonni, per spiegare la vocazione universale di Firenze e far conoscere le ragioni di alcuni interventi amministrativi. Con coraggio celebri a Firenze il Convegno dei Sindaci delle Capitali del Mondo e il sindaco di Mosca è presente alla S. Messa celebrata dal card. Dalla Costa nella Basilica di Santa Croce.

Con impegno dai un nuovo volto alla città: la ricostruzione dei ponti alle  Grazie e Santa Trinità; viene costruito il nuovo ponte Vespucci e poi la Centrale del latte, il novo teatro Comunale, il Mercato Ortofrutticolo e l’adeguamento dei servizi tranviari e idrici e della nettezza urbana.

(Continua...) 

Sac. PASQUALE PIRULLI

Aggiungi commento

rispettando il regolamento http://regolamento.lavocedelpaese.it/

ULTIMI COMMENTI