Martedì 25 Febbraio 2020
   
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A Giuseppe di Arimatea (Uomo Pasquale)

don pasquale pirulli

Epistolario delle origini (Da La Voce del Paese - ediz. Rutigliano, nelle edicole da sabato scorso)


A GIUSEPPE DI ARIMATEA <<uomo  pasquale>>

Nella ricorrenza della Pasqua che, come ben sai, celebra <<il passaggio>>del popolo di Israele dalla schiavitù egiziana, ma per i cristiani è la celebrazione del <<passaggio>> di Gesù di Nazareth dalla morte alla vita perché il Padre gli ha dato la pienezza dello Spirito di vita, vorrei indirizzarti questa breve lettera.

Vengo a sapere da tutti gli evangelisti che tu Giuseppe sei originario di Arimatea, l’antica città di Rentis in Giudea, a nord-est di Lod e l’evangelista Luca così ti presenta: “membro del Sinedrio, uomo giusto e buono, che non si era associato alla loro deliberazione e alla loro azione. Era nativo di Arimatea, una città dei Giudei, e aspettava il regno di Dio” (Lc 23, 50-51).

Ti assicuro, nobile Giuseppe di Arimatea, che non mi soffermo affatto sulle pagine  del Pseudo Vangelo di Pietro del II sec. e neanche degli Atti di Pilato o Vangelo di Nicodemo del sec. V che sia pure raccontando fatti fantasiosi fanno di te un coraggioso testimone della Risurrezione di Gesù il Crocifisso del Golgota. Anche nell’opera  dal titolo “Vita di Maria Maddalena” del benedettino Rabano Mauro (780-856), arcivescovo di Magonza, dopo l’evento della risurrezione tu diventi apostolo della Britannia e della Francia insieme alle due sorelle di Betania “Marta e Maria” con il loro fratello Lazzaro e ancora con Maria Maddalena e Salonme.

Preferisco quindi rifarmi ai vangeli che la Chiesa ritiene canonici (Matteo, Marco, Luca e Giovanni) i quali mi raccontano quei fatti che sono bene impressi nella tua memoria e di cui sei stato spettatore e protagonista.

Sono sicuro del tuo recapito ufficiale presso il Sinedrio di Gerusalemme, di cui sei membro, e mi auguro che a questa lettera diano uno sguardo anche l’anziano sommo sacerdote Anna (diminutivo di Anania) che mantiene ancora una indiscussa autorità morale e il potente Giuseppe Caifa, per ripensare, se mai l’avessero fatto almeno una volta, all’incidente provocato dal sedicente profeta Gesù di Nazareth. Questi, venuto dalla Galilea, regione prolifica di elementi turbolenti, nella giornata del 2 aprile 30 era entrato in città con gli amici entusiasti , provenendo da Betania per la strada di Betfage. Il fatto per voi sinedriti strano e che suscitava apprensione era ascoltare le acclamazione di “Benedetto colui che viene nel nome del Signore!” “Osanna al figlio di Davide!” Tu sei stato soprapensiero e hai sperato che attraverso Gesù ormai il regno di Dio si faceva vicino. I legionari romani guardavano con sorriso benevolo questi “pacifici rivoluzionari” che agitavano rami di ulivo e Ponzio Pilato non avrebbe mai lanciato la cavalleria contro un re dei Giudei che cavalcava un pacifico asinello.

Tu avrai saputo della cena di Betania durante la quale Maria, sorella di Lazzaro, ha espresso la sua devozione al maestro acquistando un prezioso profumo per ungere il suo ospite suscitando il disappunto dell’apostolo Giuda iscariota che custodiva la cassa della comunità e poco si interessava dei poveri.

Non hai partecipato all’ultima cena quando Gesù ha lavato i piedi ai dodici e al riottoso Pietro ha suggerito di lasciargli compiere un gesto di umile servizio. Più tardi avrai conosciuto l’uscita repentina di Giuda dal cenacolo dopo che tu avevi partecipato alla seduta del Sinedrio durante la quale si era decisa l’eliminazione dello scomodo profeta che aveva provocato incidenti nel tempio di Gerusalemme. Nella sua improntitudine era giunto ad annunziare la imminente distruzione della casa di Jawhe venerata dal tutto il popolo. Secondo Anna e Caifa bisognava eliminare Gesù di Nazareth per non offrire a Ponzio Pilato il pretesto di un intervento repressivo con le armi delle sue legioni che si era portato da Cesarea marittima . Tu non hai approvato questa decisione e coraggiosamente insieme a Nicodemo hai espresso i tuoi dubbi magari proprio sulla liceità di una seduta notturna, durante la quale è stato condannato Gesù per il reato di bestemmia contro il tempio. Forse fino all’ultimo hai sperato che il diplomatico procuratore di Roma il cavaliere Ponzio Pilato avrebbe liberato Gesù perché aveva pubblicamente affermato che non trovava in lui colpa alcuna. Non sei stato del tutto convinto della manovra dilatoria da lui escogitata di mandare l’imputato dal re Erode, proprio colui che aveva sacrificato il precursore Giovanni il Battista alla vendetta della sua compagna Erodiade e l’aveva fatto decapitare durante il banchetto tenuto nella fortezza di Macheronte

Tu hai visto, forse solo di lontano, gli effetti della barbara e crudele flagellazione quando i colpi del flagrum romano hanno arato il corpo di Gesù e poi quella corona di spine sul suo capo e hai ascoltato la voce stizzita di Pilato che non voleva cedere alla piazza tumultuante proclamare “Ecco l’uomo!”. La tua voce che grida l’innocenza di Gesù, dell’uomo che aveva percorso le strade della Palestina facendo solo del bene, è coperta da quella della marmaglia che esige la liberazione di Barabba.

Assisti alla tragedia che si consuma sul monte Calvario alle ore tre del pomeriggio del 14 di Nisan, cioè del venerdì 7 aprile 30, e quando ti rendi conto che Gesù è morto affidando nella preghiera la sua vita nelle mani del Padre, vincendo ogni titubanza ti presenti a Ponzio Pilato e gli chiedi  il cadavere del crocifisso cui intendi dare onorevole sepoltura impedendo l’ultimo oltraggio della fossa comune. Ascolti la relazione del centurione il quale certifica la repentina morte  del profeta di Galilea verso le ore 15. Tu sei un uomo ricco  e membro prestigioso del Sinedrio, e Pilato è un diplomatico di lunga esperienza e non ha difficoltà ad accogliere la tua richiesta. Dinanzi all’autorità di Roma tu non hai avuto paura a testimoniare la tua stima  per il crocifisso. 

 Subito provvedi all’acquisto di una sindone nuova nella quale avvolgere il corpo. Ti aiuterà a l’amico Nicodemo a calare il corpo esanime dalla croce e ad ungerlo con sostanze antiputrefazione come il natron. Pur nella fretta per l’imminenza del riposo sabbatico fate le cose con ordine e diventa preziosa l’opera di Nicodemo, di Giovanni e delle buone donne che sono state sotto la croce. Per la sepoltura del tuo Maestro offri il tuo sepolcro nuovo nel quale nessuno prima vi era stato deposto. Provvedi a chiudere bene l’ingresso del sepolcro facendo rotolare lungo la scanalatura la pesante pietra e ti dà fastidio enorme l’arrivo delle guardie mandate dal sinedrio che vi stazionano per custodirlo. Magari più tardi hai saputo, forse dallo stesso Pilato, della pretesa dei sinedriti di avere legionari romani come custodi del sepolcro e il procuratore aveva risposto con decisione: “Avete le vostre guardie. Provvedete voi!”.

La giornata del sabato, 8 aprile 30, è quella del silenzio, dei ricordi e della speranza.

Il primo giorno dopo il sabato di buon mattino (siamo all’alba del 9 aprile 30!) le donne che si recano al sepolcro per completare l’unzione del cadavere, fanno l’amara scoperta che la pietra è stata ribaltata e che la tomba è vuota. Per te è una notizia sconvolgente e più tardi le stesse ti informeranno che due angeli hanno loro dato l’annunzio della sua risurrezione e Maria di Magdala ti dirà del suo incontro con il Risorto nel tuo giardino.

Forse insieme agli apostoli Pietro e Giovanni coordini le operazioni di recupero dei teli funebri, conservi con gelosia il lungo lenzuolo sindonico sul quale più tardi si evidenzierà la maestosa immagine del crocifisso Signore.

Peccato che i vangeli canonici non raccontano un tuo personale incontro con il Maestro risorto, ma sei certamente presente quando Gesù appare a più di 500 fratelli in una volta, così come testimonia l’apostolo paolo nella sua prima lettera ai Corinzi, scritta vero gli anni 55-57, cioè appena un quarto di secolo dopo i fatti. Non mi meraviglia il fatto che insieme ai membri della primitiva chiesa di Gerusalemme hai custodito con gelosia la proprietà del sepolcro che rimane nei secoli un segno di richiamo all’evento della risurrezione di Gesù.

Più tardi la tradizione individua la tua tomba nella cappella dei Siriani situata nella Rotonda della Basilica del Santo Sepolcro e vi si accede attraverso un varco aperto nel muro. E’ officiata dal metropolita siro ortodosso nel giorno di Domenica. Nel calendario liturgico la tua memoria è segnata al 31 agosto.  

Quindi in questa solennità di Pasqua a te, caro Giuseppe di  Arimatea, va la gratitudine di tutti noi perché sei stato esemplare e coraggioso nella tua fede e nella tua sincera amicizia  verso il Maestro e con generosità hai donato i lini funebri e il sepolcro del giardino al crocifisso Signore, che poi è risorto e siede alla destra del Padre.

Mi pare di non sbagliare se nel saluto finale con devozione ti qualifico “uomo di Pasqua” e vorrei leggere sul tuo volto non solo la compassione di un uomo giusto e timorato di Dio verso il maestro crocifisso ma anche la gioia infinità che hai provato quando hai capito il vero motivo per cui quella mattina il sepolcro è stato trovato vuoto e lo avevano alle donne i due angeli vestiti di vesti bianche e splendenti: “Voi cercate Gesù Nazareno che è stato crocifisso. E’ risorto. Non è più qui. Ecco il luogo ove lo avevano posto…”(Mc 16, 6)      

Sac. PASQUALE PIRULLI

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