Venerdì 03 Luglio 2020
   
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Lettera a Giorgio La Pira (TERZA PARTE)

don pasquale pirulli

Articolo pubblicato su "La Voce del Paese" (edizione Rutigliano, uno dei 10 comuni del network) nelle edicole da sabato scorso.


          Epistolario delle origini

          A GIORGIO LA PIRA  <<sindaco santo>> (terza ed ultima parte)

 

Alla vigilia delle nuove elezioni il 15 maggio 1956 sei a Venezia per una conferenza e sei ospite a cena dal patriarca card. Angelo Roncalli e, data l’ora tarda, ti offre di riposare nel letto-reliquia di S. Pio X e nel suo diario personale annota: “Ieri sera sono stato con il prof. La Pira che io stimo e venero. E’ un’anima degna di ogni rispetto”. I santi si sanno riconoscere vicendevolmente e si stimano!

Quale apostolo di pace tra i popoli intraprendi diversi viaggi che ti portano sulle frontiere del mondo: Mosca, Fatima, Il Cairo, Instambul, Tunisi, Parigi, Helsinki, Stoccolma, Berlino Est, Budapest, Praga, Vienna, Posdam,Ginevra, Varsavia, Bonn, Houston, Cile, Zagorsk,Gerusalemme, Tel Aviv,Betlemme, Hebron, Dakar; Pechino, Hanoi ecc. Sei convinto che bisogna unire le città per unire le nazioni e ti fai promotore di una politica vasta di gemellaggi.

Eletto deputato nelle elezioni del 1958 e dopo aver positivamente risolto la crisi delle Officine Galileo nel mese di ottobre avvii l’iniziativa dei “Colloqui per il Mediterraneo” nel sogno di farne “il grande lago di Tiberiade” sulle cui sponde devono vivere in pace i figli di Abramo: ebrei, cristiani e musulmani. Il risultato finale saranno gli accordi di Evian (1962) con l’indipendenza dell’Algeria. Mi dirai anche del tuo cordiale incontro con il patriarca di Costantinopoli Atenagora avvenuto il 24 gennaio 1960 e il gesto di amicizia di quest’ultimo il quale ti affida una confezione di dolci da consegnare al papa Giovanni XXIII. I miracoli della diplomazia cristiana!

Ricevi a Palazzo Vecchio il direttore della Pravda Andrej Ajubei insieme alla moglie Raissa la figlia del leader dell’URSS Nikita Kruscev e anche il principe del Marocco Moulay Abdallah, figlio del re Maometto V, e lo accompagni in pellegrinaggio al Santuario della Verna quasi a restituire la visita che S. Francesco d’Assisi aveva fatto al Sultano del Marocco nell’intento di avviare trattative di pace. Offri la cittadinanza onoraria al Segretario delle Nazioni Unite U’Thant, all’architetto Le Corbusier, a Pablo Casals. In preparazione all’evento del Concilio Vaticano II proponi alla città di Firenze incontri culturali con noti teologi quali: J. Danielou, H. Feret, Y. Congar e P. Ernesto Balducci il dinamico priore giornalista de La Quercia.

Nel 1965 rinunci alla tua carica di sindaco cui eri stato eletto dopo le elezioni del 22-23 novembre 1964 e con coraggio proponi alla comunità internazionale il “Symposium Internazionale per la pace in Vietnam” che si tiene in aprile al Forte Belvedere. Al vostro appello risponde il presidente Ho Chi Minh, presidente del Nord Vietnam e tu vai ad incontrarlo ad Hanoi. Durante il colloquio dell’11 novembre 1965 egli ti consegna una concreta proposta di pace da consegnare al Presidente dell’Assemblea Generale del’ONU che è il tuo amico Amintore Fanfani. Purtroppo alcune indiscrezioni fanno fallire il tuo tentativo e la pace si avrà soltanto otto anni dopo.

Dopo la guerra dei sei giorni ti attivi per una tua azione in favore della pace in Medio Oriente e oltre agli incontri con le autorità politiche esponila tua “tesi triangolare” (Israele, Palestina, Stati arabi) per assicurare alla Terra di Gesù una pce duratura.

Nell’anno 1966 l’Arno esce dagli argini e la città è colpita dalla tragedia dell’alluvione: povera gente senza casa, danni al patrimonio artistico, ecc.   Tu sei sulla breccia nell’opera dei soccorsi immediati e poi ti fai umile questuante di fondi per la ricostruzione della città di Firenze visitando Parigi, New York, Montreal, Ottawa, ecc.

Singolare è la tua comprensione del disagio giovanile e studentesco e per dare un contributo positivo di riflessione nell’anno 1968 inviti i giovani della F(federazione) M(ondiale) C(ittà) U(nite) a Tunisi dove li incoraggi affermando: “I giovani sono come le rondini, vanno verso la primavera”.

Vivi con sofferta partecipazione la crisi della chiesa di Firenze che nell’anno 1968 vede contrapposti l’arcivescovo card. Ermenegildo Florit a il parroco dell’Isolotto Don Antonio Mazzi. Tu il 13 novembre 1969 fai la tua scelta e ti schieri con il tuo vescovo affermando pubblicamente: “Ubi Petrus et episcopus ibi Ecclesia”. Alla tua morte il prelato darà questa testimonianza: “Non meraviglia, in un uomo del genere, anche la scelta impopolare fatta nove anni fa, quando la chiesa fiorentina e il suo vescovo ebbe a soffrire momenti dolorosi. Lo ebbi vicino, allora, come fratello e ciò mi fu di aiuto a compiere un penoso e faticoso dovere”.

Nell’anno 1970 abbandoni la clinica del prof. Palumbo perché chiude la sua attività e tu ti t5raferisci presso l’Opera per la Gioventù fondata dal tuo collaboratore Pino Arpioni. Sempre impegnato a livello internazionale con le “conferenze di convergenza”che ti portano in diverse capitali del mondo ma non  trascuri la caotica situazione politica italiana scossa dal referendum sul divorzio e poi con le prime avvisaglie del terrorismo. Il 19 marzo 1976 “L’Osservatore Romano” pubblica il tuo articolo: “Di fronte all’aborto” che analizzi non solo sotto l’aspetto religioso ma anche civile.


giorgio la pira

Un ultimo sacrificio ti chiede l’amico Benigno Zaccagnini quello di esser capolista a Firenze per le elezioni politiche e sei eletto alla Camera dei Deputati e al Senato: tu opti per la prima. Nella clinica delle Suore Inglesi di via Cherubini il 5 novembre 1977 tu chiudi gli occhi “… nel sabato senza vespri che non conosce tramonti”. Gli ultimi istanti sono confortati dalla lettera autografa e l’apostolica benedizione di papa Paolo VI.

Mi piace trascrivere le note di cronaca del tuoi funerali: “La prima benedizione alla salma viene impartita dal cardinale Giovanni Benelli, arcivescovo di Firenze, giunto nella camera che accoglieva La Pira pochi minuti dopo la morte. Nella notte, nella stessa camera, viene celebrata la S. Messa da D. Giuseppe Dossetti alla presenza dei familiari e degli amici più vicini. Dal 6 al 7 novembre, giorno dei funerali, la salma di La Pira fu esposta alla Badia Fiorentina per la Messa di San Procolo e nella chiesa di San marco. Una processione interminabile di cittadini, amici, personalità di ogni credo religioso o politico giunti da ogni parte d’Italia e, qualcuno anche dall’estero, rendono commosso omaggio a La Pira che.

Ormai, tutti definiscono il ”Sindaco Santo”. La piccola bara di La Pira – scrive mons. Capovilla – venne sollevata dalle braccia del popolo fiorentino, come era accaduto con Don Giulio Facibeni e col Cardinale Elia Dalla Costa. I piccoli e gli indotti, senza saperlo spiegare,legarono insieme i tre personaggi: un prete, un cardinale, unsindaco, tutti e tre completamente spossessati di sé, delle cose del mondo, tutti e tre autorizzati ad appropriarsi il todo e il nada di San Giovanni della Croce: “Per possedere tutto, non possedere nulla di nulla. Per essere tutto, sii nulla di nulla….”.

Il corteo funebre, tra due fitte ali di folla, tocca i luoghi più significativi della vita di La Pira: la chiesa di San Marco, l’Università degli Studi, dove il rettore Prof. Ferroni, alla presenza di molti docenti, ricorda i suoi meriti di studioso e di docente. Poi Piazza Santissima Annunziata dove, di fronte alla Basilica mariana tanto cara a La Pira, padre Davide Maria Turoldo recita una preghiera e saluta per l’ultima volta il suo grande amico; San Michelino Visdomini, dove migliaia di volte La Pira aveva salito le famose “scale di Don Bensi” suo direttore spirituale e confessore e dove lo stesso Don Bensi, che più di ogni altro conobbe il suo animo, conferisce alla salma l’estrema benedizione; alla Badia Fiorentina. Segno tangibile della sua fedeltà ai fratelli più poveri, dove riceve il saluto di Mons. Bonanni e degli amici di San Procolo; piazza della Signoria, di fronte al Palazzo Vecchio, per tanti anni centro della sua riflessione e della sua azione politica e amministrativa, dove, davanti a varie migliaia di persone, alle massime autorità dello Stato, ai Gonfaloni di molti comuni e dei familiari e parenti, si svolge il saluto ufficiale della città e della società civile con interventi del Sindaco Elio Gabbuggiani, del Senatore Amintore Fanfani e del Prof. Giuseppe Lazzati.

L’Orchestra del “Maggio Musicale Fiorentino” accompagna la partenza della salma verso la Cattedrale. In Piazza della Signoria, sede del potere civile, avviene il passaggio della salma al corteo religioso composto da centinaia di sacerdoti che la accompagnano a Santa Maria del Fiore, polo religioso della città, dove il cardinale Giovanni Benelli celebra le esequie ed esalta l’aspetto religioso della vita di Giorgio La Pira. La domenica 6 novembre 1977 Paolo VI lo ricorda durante l’Angelus in Piazza San Pietro”.

A chiudere questa lunga lettera vorrei ripetere quanto disse di te il card. Benelli durante la liturgia funebre: “Nulla può essere capito di Giorgio La Pira se non è collocato sul piano della fede. Tutto, al contrario, diventa chiaro se si pone in un’ottica soprannaturale”.

Il sindaco Elio Gabbugiani ti salutava così: “Ai grandi appuntamenti del nostro tempo Giorgio La Pira non è mai mancato: spesso, anzi, li ha anticipati. … Egli ha reso grande servizio a Firenze, ponendo a disposizione tutte le sue energie morali, intellettuali, spirituali, animato dal profondo convincimento – come diceva – della missione che la città era chiamata a svolgere nel contesto mondiale”.

L’ultima parola è quella del tuo amico prof. Giuseppe Lazzati: “Si è incontrato col suo Dio grazie alla sua fede, alla sua carità, per una vita tutta dedicata ad un impegno di amore rivolto a tutte le genti. La prospettiva della città dell’uomo, come La Pira l’ha intravista, è una prospettiva di pace, di un amore che unisce. Giorgio La Pira è stato sempre, con il suo coraggio, il suo impegno di autentico cristiano, al servizio di tutti; aveva la statura del profeta, di un operatore di pace capace di cogliere l’aprirsi di stagioni nuove. Lungi da venirci meno continuerà ad operare con noi”.

Sac. PASQUALE PIRULLI


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